venerdì 5 ottobre 2018

C'è poco da ridere

Non mi fanno ridere le battute sarcastiche, al limite possono provocarmi un accenno di sorriso, così come non trovo divertente il famoso humour inglese, una freddura per quello che mi riguarda. La maggior parte delle volte le barzellette mi lasciano indifferente, chissà se dipende da me, dal loro contenuto,da chi le racconta o semplicemente non ho molti motivi per ridere e non lo faccio facilmente.Di sicuro far ridere è molto più difficile che far piangere, per quello basta poco, almeno per chi ha ancora un pò di sensibilità, sulla quale a volte, gente di pochi scrupoli tenta di far leva per raggiungere i loro scopi, mentre di pietà da parte loro non ne esiste nemmeno l'ombra.
Certo è che tutti abbiamo bisogno di ridere ogni tanto, ridere per davvero, non quei sorrisetti stiracchiati che sono una forzatura. Abbiamo bisogno di farlo anche nei momenti meno felici della nostra esistenza, anzi, sopratutto in quei momenti. Da ragazzini era più semplice trovare un motivo per farlo, con la spensieratezza degli anni giovanili era facile ridere di gusto e, a pensarci bene, si rideva di niente. Il famoso fanciullino al quale ognuno vorrebbe tenersi ancorato per vivere la vita con leggerezza, durante il corso dell'esistenza viene messo a dura prova, forse la vita stessa è una serie di interminabili prove e, a seconda delle difficoltà che troviamo, da come reagiamo ad esse, da chi incontriamo sul nostro cammino, abbiamo più o meno possibilità di far emergere il nostro lato più spensierato, quel fanciullino che esiste in ognuno di noi. Ci sono però degli adulti che più di farlo affiorare sembrano essere rimasti all'infanzia, eterni irresponsabili sui quali non si può fare affidamento, bambini mai cresciuti perennemente in cerca di mamma o papà nei rispettivi partner a cui appoggiarsi, che vogliono vivere la vita da eterni adolescenti addossando ad altri tutte le responsabilità, senza badare alle conseguenze delle loro azioni. C'è anche gente che, oberati dai problemi e/o responsabilità, non riescono più a trovare, almeno ogni tanto, motivo di sorridere. Ma piangersi addosso e inveire contro la sfortuna non serve a niente.In periodi difficili si può essere tentati di chiudersi nelle proprie paure, smettere di sperare o reagire con astio contro chiunque ci si avvicini impedendoci, a volte, di non riuscire a vedere qualcuno che vorrebbe aiutarci. Nessuno però vuole aiutare chi non fa il possibile per risollevarsi, chi rimane inerme a crogiolarsi nei propri dispiaceri senza almeno tentare di cambiare quello che sembra essere il proprio destino.
E' certo che ognuno ha i propri problemi a cui far fronte e non si può assillare gli altri con i nostri, ma non sempre si può essere ottimisti, parlare di cose felici. Sorridere di fronte alle avversità della vita sicuramente può renderci più simpatici, crea un clima più positivo ma come si fa ad avere sempre un sorriso stampato in faccia. Oddio, c'è anche chi riesce a farlo, riesce a esibire quei sorrisi finti da ebete che mi sanno tanto di una presa per i fondelli, chi ci crede più. E' inutile nascondersi dietro una parvenza di felicità, dire che va bene anche se non è vero, così come è deleterio fare di ogni cosa un dramma, avere sempre il muso lungo. Nessuno vuole avere a che fare con dei lagnoni o con chi è sempre arrabbiato. Come reagiamo ad ogni ostacolo dipende da noi ma,quando i problemi da affrontare riguardano la sopravvivenza è un pò difficile sorridere, non essere in ansia o essere indulgenti contro le ingiustizie. Ognuno di noi. ogni tanto, sente la necessità di staccare dai problemi, concedersi un pò di svago e ripartire con l'animo più leggero, però c'è poco da ridere se non sai come mettere insieme il pranzo con la cena e lo stomaco non ne vuol sapere di smettere di brontolare. C'è poco da ridere quando sei costretto a vivere in precarietà, quando le condizioni lavorative sono pessime o lo stipendio non ti permette di vivere dignitosamente, quando non c'è nessuno che offra la possibilità di risollevarti ed un sorriso non basta a scaldarti il cuore e la mente. Soltanto quando si inizia a vedere uno spiraglio, la possibilità concreta di potersi rialzare, potremo sorridere dei guai, non dare troppo peso alle piccole avversità della vita e magari, tornare a ridere di niente.   

lunedì 7 maggio 2018

Progresso regresso

Guardatevi attorno e date uno sguardo al progresso dell'umanità. L'insicurezza economica e sociale hanno reso la nostra generazione piena di ansie che spesso rasentano la disperazione. I valori tradizionali tendono a diventare privi di significato, la disperazione fiorisce paradossalmente in un era di conquiste tecnologiche e scientifiche, ma la domanda che cresce sempre di più è quella di una stabilità economica e sociale. L'odierna esigenza di tranquillità purchè sia,anche solo momentanea, contribuisce a creare fragili barriere perchè non fa altro che ritardare il momento in cui dovremmo affrontare i problemi di cui non è possibile negarne l'esistenza. Non esiste una tecnica facile per poter acquisire un armonia, la complessità della vita spesso non consente una risposta semplice per ciascun problema ed è inutile cercare delle scorciatoie.
Il processo di industrializzazione ha provocato cambiamenti nelle città e nelle campagne, ma ha anche trasformato il pensiero e l'animo umano. Le mille voci del nostro tempo mostrano come nella vita spesso manca, in generale, ciò che è decoroso e opportuno tra gli uomini, il senso della morale e del rispetto reciproco oggi sostituiti da valori passeggeri, da cambiamenti puramente momentanei.
In sintesi potremmo dire che c'è stato un progresso regresso, con un brulicare di cialtroni e imbroglioni, presunzione e avidità, ove nella lotta al potere il problema del bene e del male non si pone, ove prosperano spregiudicati che fanno affari fomentando la miseria e la guerra, rendendo l'uomo facile preda di gente senza scrupoli che approfitta delle necessità.
Alla cupa sensazione di sfacelo si contrappone, da parte di alcuni, una ricerca intensa, appassionata e meditata, uno sforzo serio verso mete più elevate, cercando di dare una speranza che non sia solo una dolce illusione ma qualcosa di concreto. Ed è proprio in coloro che si impegnano senza sosta e avidità, senza rendiconto personale, in cui tanti disperati sperano di trovare un sostegno che porti a superare il nostro tempo difficile e problematico. Questa è una grande responsabilità, perchè è dall'operato di pochi che dipende il futuro di molta gente che spera di trovare la possibilità di ripartire.
Assumere posizioni intransigenti potrebbe però impedire la possibilità di approcci diversi nei riguardi dello stesso obiettivo. Non potrà quindi essere segno di debolezza considerare il punto di vista altrui, come non è segno di forza negare a prescindere ogni posizione diversa dalla propria.
Certo è che il popolo non vuole illusioni, non vuole essere più ingannato con false prospettive di cambiamento. Cambiare significa cambiare in meglio, con reali benefici per la società e per i tanti cittadini in difficoltà, e non con false prospettive che non risolvono i problemi, atte solo a conservare i privilegi di coloro che, di privilegi mascherati da finti diritti acquisiti, ne hanno fin troppi.
Se non verranno aiutate le fasce più deboli a risollevarsi riequilibrando l'enorme divario tra ricchi e poveri, che non sarà certo una tassa uguale per tutti a colmare ma che anzi, sarà l'ennesima ingiustizia; non verranno aboliti i privilegi ed attuata una legge per il conflitto d'interessi, non si potrà parlare di possibile progresso.
Se non verrà attuato un piano di sostegno economico ai disoccupati, continuando a negare l'evidente impossibilità di trovare un lavoro congruo immediato,che spesso costringe i più disperati ad accettare condizioni lavorative al limite della schiavitù, e al tempo stesso non verrà ricercato il modo di concretizzare nuovi posti di lavoro che offrano dignità alla persona, impedito la ricollocazione all'estero di aziende italiane che abbiano ottenuto degli incentivi dallo Stato, snellito le pratiche burocratiche e sopratutto premiata la meritocrazia, come potranno i cittadini credere ancora nelle istituzioni, nello Stato, e sentirsi da esso rappresentati.

giovedì 27 aprile 2017

Una dieta equilibrata

Il cibo è essenziale ad ogni essere vivente per nutrire il corpo. Abbiamo più o meno tutti imparato a conoscere la piramide alimentare, quali siano gli alimenti più adatti ad ognuno di noi in base allo stile di vita, età, patologie se esistenti e come prevenirle, come poter preservare il più a lungo possibile la nostra salute, stuzzicare il palato e inebriare i sensi, a metterlo in pratica però è un'altra cosa. Eh si, perchè non basta sapere cosa fa bene e cosa fa male. La televisione è satura di programmi che parlano di cucina, ricette, diete di ogni genere, in pratica di tutto quello che è cibo per il corpo, piuttosto ci vorrebbe maggiore educazione alimentare e meno show. Ci vorrebbero maggiori controlli sulla qualità degli ingredienti, delle materie prime utilizzate su tutti i prodotti, anche per quelli a basso costo, per permettere anche a coloro che non hanno grandi possibilità almeno di nutrirsi con cibi sani. Non si può risparmiare sulla qualità, fare business sulla pelle degli altri. Un cibo deve essere sano oltre che gustoso per il palato, aiuteremo così il nostro corpo a funzionare bene.
Ma l'essere umano non è fatto di solo corpo, anche il cibo per la mente è essenziale al nostro benessere quotidiano, cibo che sazia l'intelletto, il nostro cervello, anch'esso bisognoso di essere nutrito. Ci sono molti modi per poterlo fare ed ognuno di noi sceglie ciò che trova più appropriato alle sue esigenze. Ci sono quelli che leggono libri di ogni genere, ma anche chi legge solo riviste o quotidiani o non legge affatto. C'è chi ama scrivere oppure disegna o dipinge, visita musei, ma anche quelli che non sanno distinguere un prodotto artigianale o artistico da uno fatto in serie e magari scrivono solo con il T9. Così come ci sono quelli che ascoltano o fanno musica o che amano la danza o si dedicano a qualsiasi altra attività che permetta loro di placare le necessità della propria mente. E' comunque sempre esistita una percentuale di persone che si dedicano solo all'accumulo di ricchezza, gente per cui è sufficiente contare i soldi che hanno fatto o potrebbero fare per sentirsi sazi. Contenti loro. Certo che non si da il cibo alla mente solo leggendo, poi bisognerebbe vedere che tipo di lettura, I giornali di gossip non è che potrebbero rappresentare una lettura sufficiente per tutta la vita, ma nemmeno guardare solo la televisione, ed anche lì, ci sono programmi e programmi. Allargando un pochino di più gli orizzonti, e questo vale anche per chi decide i palinsesti dei vari canali, forse si potrebbe trovare altro cibo da dare alla testa, al nostro cervello prima che si atrofizzi. Cibi genuini, piatti dal sapore più prelibato. che deliziano la mente invece della solita minestrina riscaldata e pure insipida. Ma per dare alla nostra mente il nutrimento necessario quotidiano, lo potremmo fare anche ascoltando e dialogando con gli altri, lasciando da parte i pettegolezzi e le chiacchere, dando spazio a valori un pelino superiori. Se ognuno di noi è anche ciò di cui si nutre, ricordiamoci di dare del buon cibo sia al nostro corpo ma, almeno qualche volta, anche alla nostra mente.
A dire il vero ci sarebbe un'altra parte dell'essere umano che non dovremmo trascurare, quella parte di noi che nessun robot o intelligenza artificiale, pur sofisticato che sia, riuscirà mai ad imitare, il nostro cuore. Il cuore inteso non come organo vitale, ma come quella parte in cui risiedono i sentimenti, parte che potremmo definire anche anima, cioè quell'entità astratta, invisibile, che molti troppo spesso dimenticano di avere o preferiscono far tacere. E dove, se non nella mente possono trovare dimora le nostre emozioni, gli affetti, i sentimenti. La mente è la sede del nostro pensare, del nostro intelletto, il server principale in cui vengono immagazzinate informazioni e ricordi e dal quale partono anche le nostre emozioni. Emozioni e sentimenti che vengono trasmessi al corpo perchè esso possa tradurli in atti spontanei a volte visibili e riconoscibili, a volte più nascosti o di difficile comprensione. Anche in questo caso, il mancato apporto delle sostanze essenziali e necessarie ad ogni essere umano, può portare all'inaridimento del cuore. Quella parte di noi, il nostro cuore, non meno importante delle altre, permette il superamento della sete di potere, degli egoismi e ci avvicina agli altri, quella parte che, se trascurata, può rendere possibile la follia dell'intolleranza, della non curanza, dell'indifferenza.

sabato 18 marzo 2017

Quel lavoro che nobilita l'uomo

Siamo stati abituati a pensare che il lavoro è necessario per la completezza dell'uomo. Ogni mestiere, anche il più umile, è un affermazione della propria personalità, dando all'individuo il senso di essere in grado di fare, oltre ad essere in grado di poter ottemperare ai propri bisogni. Se consideriamo l'uomo dal punto di vista produttivo, non possiamo fare a meno di notare che c'è stata una mutazione in tal senso. Fino al Rinascimento l'uomo lavorava per vivere, da allora in poi ha iniziato a vivere per lavorare, fino ad arrivare ad oggi in cui troviamo ulteriori differenze.Oggi molti lavorano solo per poter sopravvivere, spesso costretti ad accettare condizioni discutibili pur di mantenersi il lavoro, senza contare poi i casi più estremi in cui le condizioni sono tali che non lo si può nemmeno chiamare lavoro, ma sfruttamento. Allora io mi chiedo che fine abbia fatto quel lavoro che nobilita l'uomo, quel lavoro che permette ad ogni essere umano di avere una propria dignità, sentirsi partecipe della realizzazione di un progetto,sentirsi soddisfatto di se stesso, riuscire ad ottemperare ai suoi bisogni ed ai suoi doveri di cittadino. Al tempo stesso mi chiedo come si possa considerare un fanullone chi semplicemente non è disposto, pur nella necessità, ad accettare condizioni degradanti, ad accettare di essere sfruttato con corrispettivi che sono un insulto al proprio lavoro ed oltretutto non sufficienti nemmeno a sopravvivere. In aumento sono anche coloro che, pur volendosi adattare a tali condizioni, creando in questo modo una lotta al ribasso con il conseguente proliferare dello sfruttamento, un lavoro non riescono a trovarlo ugualmente. I motivi possono essere molti, vuoi per l'età o per problematiche di salute che non permettono all'individuo di poter svolgere agevolmente qualsiasi tipo di attività, specie le più pesanti, o semplicemente perchè non c'è nessun tipo di richiesta. In questi casi sperare di sopravvivere, se non c'è nessuno che può offrire un aiuto, è praticamente pari a zero. Poi ci sono alcuni lavoratori in proprio che un lavoro ancora lo conservano, spesso lottando contro la burocrazia e la concorrenza sleale, sapendosi reinventare, facendo scelte a volte controcorrente, puntando sulla qualità e non sulla quantità, ma spesso questo non basta e si ritrovano, magari ad un'età avanzata, senza un lavoro e con poche propabilità di trovarne un'altro.
Ma in questo marasma di lotta per la sopravvivenza e per la conquista di un misero lavoro, paradossalmente si trovano a galleggiare, con il loro salvagente statale, coloro che si sentono al sicuro nel loro posto fisso, con tutele raramente concesse in altro ambiti lavorativi, salvagente pronto a chiudere un occhio, a volte tutti e due, in situazioni in cui gli occhi bisognerebbe tenerli ben aperti. Così come è vero che non tutti i lavori sono uguali, è anche vero che non tutti i lavoratori godono di stessi diritti. Ci sono coloro che non possono nemmeno permettersi di ammalarsi per non rischiare il posto di lavoro, mentre c'è chi può fingersi malato ed al limite rischiare una sospensione per poi essere reintegrato. Non c'è da meravigliarsi quindi che in certi ambienti, senza per questo voler generalizzare, ci sia la tendenza a fare il meno possibile, tanto lo stipendio a fine mese lo trovano ugualmente, a dispetto di altri che lo stipendio se lo devono sudare, spesso facendo di più di quello per cui sono pagati. Ci sono certi tipi di lavoro per i quali però una negligenza potrebbe fare la differenza, specie nei casi in cui da quello potrebbe dipendere la vita di qualcuno, e mai , in nessun caso, dovrebbe rimanere impunita. Allo stesso modo, ci sono lavoratori che non godono di nessun salvagente nei casi in cui vengano a trovarsi senza lavoro per cause non da loro dipendenti, mentre altri sono tutelati, possono usufurire di una cassa integrazione, se pur misera, ma che permette loro di non morire di fame in attesa di un reintegro o di un nuovo impiego o di arrivare all'età pensionabile. In pratica ci sono categorie di lavoratori che godono di agevolazioni a volte legittime, altre volte molto discutibili, o vantaggi che non hanno nulla a che vedere con il merito, ma è il preoccupante aumento della disoccupazione che porta a conseguenze disastrose, specie quando lo stato, pur di mantenere i privilegi di alcuni, nega la possibilità ai suoi cittadini in difficoltà, un aiuto per poter sopravvivere.Le cose funzionano solo quando si rispetta il giusto di tutti, ed il giusto di tutti non vuol dire mantenere i privilegi di alcuni a discapito dei diritti di altri, specie se si tratta di sopravvivenza. Il lavoro non è un privilegio concesso dal potere, ma è un diritto, così come è un diritto riuscire almeno a sopravvivere, ed un reddito di cittadinanza adeguatamente concepito non sarebbe un regalo, allo stato attuale è forse l'unica possibilità per molti di non morire di fame.
In attesa di quel lavoro che nobilita l'uomo e non rimane nemmeno la possibilità di adattarsi a trovare quel lavoro che lo rende simile alle bestie, tentando al tempo stesso di conservare la propria umanità, lo Stato dovrebbe provvedere a dare una sussistenza ai cittadini in difficoltà, trovando le risorse semplicemente abolendo i privilegi, combattendo la grande evasione fiscale, la ricchezza accumulata evadendo i tributi. Uno Stato che permette lo sfruttamento dei lavoratori, permette la delocalizzazione delle aziende italiane all'estero contribuendo a favorire la disoccupazione,contribuisce a creare le differenze dei diritti sul lavoro, non incentiva il merito decentivando al tempo stesso il demerito, non offre nessuna possibilità ai suoi cittadini per non morire di fame e sopratutto non da il buon esempio adeguando i suoi stipendi, abolendo i privilegi, i vitalizi concessi negli anni, le pensioni d'oro non contributive e tutti gli altri vantaggi che non lo rendono credibile agli occhi dei cittadini, è uno Stato che ha fallito la sua missione.

sabato 17 dicembre 2016

Auguri a tutti

Tutti conoscono il significato religioso del Natale e quale sia il suo messaggio umanitario. Anche se per qualcuno è solo una festa in più sul calendario, un opportunità consumistica o un giorno di riposo dal lavoro, in questi momenti così difficili per molti, si fa sentire ancora più forte la necessità e il desiderio di ritrovare tutti quei valori importanti e fondamentali per l'uomo. Valori sempre più spesso dimenticati, come il senso della comunità, dell'amicizia, amore, generosità, rispetto, fiducia e collaborazione, oggi sostituiti da valori effimeri, da apparenze, da finti perbenismi di cui nessuno sente più la necessità. Con l'avvicinarsi del Natale, guardando agli avvenimenti del nostro tempo, mi chiedo anche dove sia quel Natale simbolo di pace, di riconciliazione e speranza. Certamente non nei luoghi in cui la guerra fa strage di innocenti senza che nessuno muova un dito per porre fine a tale abominio, neanche dove gli uomini si pongono gli uni contro gli altri in lotta per il potere invece di collaborare per risolvere i problemi dell'umanità, nemmeno nelle strade dove c'è chi non ha di che sfamarsi, un posto in cui ripararsi e nessuno che dia loro una speranza. Il Natale non penso nemmeno si possa trovare tra le tavole imbandite di ricchi commensali che esibiscono lo sfarzo dei loro abiti e gioielli costosi, dietro i quali batte un cuore indurito dall'avidità e dal potere, gente che non rinuncerebbe a niente per salvare una vita. Neanche la rituale passerella alla S.Messa di Natale basta per incarnare lo spirito natalizio, per il bambinello Gesù nato in povertà non può essere sufficiente la passiva partecipazione alla litania liturgica per sentirsi assolti da ogni peccato o credersi dei buoni cristiani. Ma il Natale può essere ovunque se lo vogliamo. Di sicuro lo spirito natalizio si trova tra coloro che aiutano chi ne ha bisogno, coloro che donano un pasto caldo a chi non ha niente, che consolano gli afflitti, offrono un sollievo agli ammalati, ma si trova anche tra coloro che riescono semplicemente a godere della gioia di stare insieme senza bisogno di grandi sfarzi o abbondanza. Auguri a tutti.

venerdì 16 settembre 2016

# io dico no

La possibilità di una società basata sulla giustizia, verità, amore e bellezza intesa come rappresentazione non solo estetica, oltre un sogno nobile, è una necessità. La necessità consiste nel far emergere nuovi valori anteponendoli al materialismo perchè non ci saranno mai abbastanza leggi, finchè ci sarà un mondo pieno di odio e cupidigia. La giustizia trae la sua forza dall'amore per i diritti umani, dalla fede per la dignità dell'uomo, del bene comune, ma il malcontento e la carenza nutrizionale affliggono metà del mondo. Per difendere la quota eccedente della loro ricchezza, una parte dell'umanità spende più di quanto sarebbe sufficiente a sfamare l'altra parte che soffre la fame. Finalità sociali, spartizione delle risorse e della ricchezza, coscienza globale, dovrebbero rapidamente prendere il sopravvento affinchè l'essere umano non sia destinato a vivere solo di istinti, senza più senso di umanità, senza più rispetto per niente e nessuno, come una lotta tra belve. Risolvere i problemi dell'eccesso di consumismo, della cattiva distribuzione e dell'oppressione economica, non significa ridursi alla povertà o a elemosinare, al contrario, è una via per la crescita. L'aspirazione ad una società giusta, pacifica, produttiva e creativa, può essere realizzata però solo traendo origine dalle menti, cuori e comportamenti di ogni cittadino. Anche le nostre istituzioni sono il riflesso di ognuno di noi, dei nostri comportamenti, questo vuol dire che se non facciamo nulla perchè qualcosa cambi, avremo la guida che ci meritiamo. E' fin troppo facile attribuire sempre la colpa al governo, alla burocrazia, per tutto ciò che non funziona, che anche se è vero che non funziona, non può essere un alibi dietro il quale nascondersi senza prima esaminare il proprio operato. Se ognuno di noi si assumesse le responsabilità delle proprie azioni, invece di attribuire sempre la colpa agli altri di quello che non va, forse le cose sarebbero migliori. Invece si vive in un mondo in cui nessuno è mai responsabile di niente, in cui ognuno può sentirsi in pace con se stesso una volta assolto il proprio compitino e nulla di più, senza nessuna iniziativa che vada oltre il minimo sindacale. Un mondo in cui il così "fan tutti" vorrebbe giustificare qualsiasi malefatta, in cui tutto ciò che non funziona è sempre colpa del malcapitato di turno, senza guardare le origini delle cose. Un mondo ingordo, che si fa beffa delle sofferenze altrui, che non sa più cosa sia la misericordia, disposto a utilizzare qualsiasi azione infamante, calpestare la dignità delle persone, valori e sentimenti. A un mondo così io dico no. Proprio per il mondo in cui viviamo, a volte ci sentiamo in dovere di ringraziare chiunque svolga bene e con coscienza il proprio lavoro, che ci porta quasi a considerarlo un eroe, un mondo in cui chiunque mostri un minimo di umanità, un pò di gentilezza e un briciolo di comprensione, viene quasi considerato un santo, un mondo in cui tutto ciò che dovrebbe essere normalità viene invece considerata eccezione. Lo stesso mondo che rifiuta chiunque si discosti da quel modo di agire e pensare consumistico, egoistico e capitalistico, da chiunque desideri un mondo basato sulla normalità e non sull'eccezione. Una responsabile azione sociale sviluppa come naturale conseguenza attenzioni e premure verso gli altri, ciò vuol dire essere attenti e attivi nella difesa dei diritti di tutti e non solo dei nostri. Una volta che la nostra mente si sarà evoluta non potrà mai tornare quella che era prima, e non c'è nulla di più potente di un idea che è giunto il momento di attuare.  

sabato 20 agosto 2016

La vera bellezza

Noi esseri umani siamo tutt'uno con quanto ci circonda ma non deteniamo o abbiamo il diritto esclusivo del nostro pianeta, altre specie o razze popolano cielo, mari e terra. Se non guastate dalle brutture, la bellezza della natura è la più nobile di tutte. Una rosa non ha bisogno di niente per essere profumata, nessuno deve insegnare al vento come far danzare l'erba nei campi, ai raggi del sole come penetrare tra i rami o alla luna come riflettersi nel mare. Un tramonto non ha bisogno che qualcuno lo colori, nè le stelle necessitano di un interruttore da accendere per poter brillare. Milioni e milioni di miracoli avvengono ogni giorno, i miracoli della vita. La natura con tutte le sue specie, non ha bisogno dell'intervento dell'uomo per poter vivere, è la specie umana che non può farne a meno, la stessa specie umana che ha fatto scempio del Giardino dell'Eden, e di molte creature che lo popolavano. L'ozono, agenti cancerogeni, erosioni del suolo, abusi, specie minacciate, sono la conseguenza del progresso e i risultati della cupidigia di comportamenti deleteri dell'uomo. A parte il pericolo di guerre, del crescente aumento di malattie derivanti dall'uso indiscriminato di sostanze nocive e gas tossici, di un agricoltura irresponsabile e altri fattori che hanno contribuito a ridurre le zone un tempo fertili, sono in pericolo la qualità del cibo e quindi della nostra stessa esistenza, oltre alle fonti di energia che non sono inesauribili. La specie umana, da tempo si è accorta di ritrovarsi in un mondo in cui la vita e i valori comunitari si sono disgregati a favore del profitto,per tale motivo, per fronteggiare con successo questi problemi di ordine ecologico e demografico, gli uomini hanno bisogno di nuovi concetti etici e sociali, trattati non dal singolo ma dall'intera umanità. Ripulire e purificare il nostro pianeta, ristabilire un sano rapporto tra la natura e l'uomo, rispettandola, non è una questione di orgoglio, bensì forse, della sopravvivenza di molte specie tra cui quella umana.