giugno 20, 2020

Il vero volto della vita ( H. Hesse )

Per chi è dotato in misura superiore alla media, il cammino della vita è sempre stato difficile e pericoloso. Il diffidare dell'esperienza altrui fa parte delle armi naturali con cui l'individuo più che mediocre deve difendersi dal mondo che lo vorrebbe appiattire, normalizzare e costringere ad un antipatico adattamento. Per molti l'esistenza, in un simile stato di tensione e di continua difesa diventa insopportabile al punto che egli impaziente si rassegni infine a cedere e salvi un misero resto del fuoco divino col trasferirlo in un inglorioso romanticismo ipocrita, che dell'altrui incomprensione si fa ornamento. Ma vi sono altre e nobili vie, percorrendo le quali si incontrano anche aiuti e provvidenze di tipo speciale. Indipendentemente che abbia o no successo, egli trova il suo compenso nella coscienza di partecipare al mondo dello spirito, nel sentirsi fratello e sorella a mille predecessori e compagni di lotta, ed acquista la capacità di sentire tutto quanto è bello e saggio e vive indistruttibile attraverso tutte le epoche e tutte le civiltà. Colui che ha in sè sufficientemente forte l'amore del vero e del bello, l'esigenza di entrare a far parte del loro regno e ad essere illuminato dalla loro luce, nei giorni della sua vita può restare bensì isolato e incompreso, ma la sua sorte rimane sempre nobile, affascinante e degna. Per percorrere questa via, occorre però un ingegno non comune. Il mondo brulica di poeti pieni di magnifiche idee ma incapaci di parole che accendono, di pittori ricchi di fantasia, ma privi dell'innata passione per il gioco dei colori, di pensatori pieni di nobili e umani sentimenti ma senza forza e temperamento per esprimerli. Ci son poi molti che, per doti innate idonei a risultati più che mediocri, non sono però dotati in modo speciale per le arti, ma hanno una predisposizione generica, un plus di spirito e di fantasia, una singolare capacità di vivere, di comprendere e di sentire intensamente. Anch'essi hanno sofferto, come quegli altri, del loro isolamento e della loro diversità, ma continuano nel desiderio di dare un senso reale alla loro dura esistenza, di uscire dall'isolamento. Vogliono votarsi a qualcosa, ma non sono oratori, non sono poeti nè profeti, nè pensatori. Capita loro di incontrare un giorno la cruda realtà, c'è come uno sguardo o un richiamo che li scuote dal loro sognare, e allora scorgono il vero volto della vita, la sua grandezza tremenda e bella. E a quella vista, si votano agli affamati, agli ammalati, ai poveri, ai sofferenti. E proprio in essi vediamo cosa siano in realtà intelligenza e genio, quelli in cui l'umanità raggiunge il suo punto più alto. A loro si rivolge ogni uomo che aspiri a qualcosa di più che alla norma e alle banalità quotidiane. Perchè il genio è forza d'amore, è volontà di dedizione.

                                                                                      H.Hesse

giugno 01, 2020

Le stagioni della vita

Non esiste un'età anagrafica in cui si smette di essere giovani e si diventa vecchi. Non basta la carta di identità per collocare una persona in questa o quella tipologia, nè il suo aspetto fisico. L'involucro esterno a volte può dire qualcosa di diverso da ciò che siamo ma, quello che più conta, è ciò in cui si crede e come ci si pone rispetto a noi stessi e alla società. Per come la penso io, si può dire di essere vecchi quando si hanno certi pensieri e non se abbiamo superato una certa soglia. Se non hai più nessun interesse per ciò che ti circonda, non vuoi sperimentare cose nuove e le novità ti spaventano, se niente ti entusiasma più e pensi che sia finita per te la stagione della speranza, se ciò che è stato è più importante di ciò che deve avvenire, se hai cancellato dalla tua vita sogni e fantasia, se la tua massima aspirazione è prenderti cura dei nipotini, forse puoi dire di essere vecchio a prescindere dall'età. Comunque la pensi, ogni stagione della vita ha una durata che non è per tutti uguale, un pò come succede in natura. Alcune volte la primavera è talmente corta da passare quasi inosservata, altre volte si congiunge all'estate in maniera brusca, l'autunno può essere più o meno gradevole e lungo così come l'inverno. Ogni stagione ha i suoi aspetti negativi e positivi così come nella vita.

Ognuno ha di se una percezione diversa da come ci vedono gli altri. A prescindere dal carattere e senza che ci siano impedimenti di nessun tipo, prova a vedere in cosa pensi di riconoscerti.

- Sei sveglio all'alba perchè dormi poco o perchè non sei ancora andato a dormire.

- Ascolti musica ad alto volume perchè abbassandolo non riusciresti a sentirla bene o perchè è cosi che ti piace.

- Pensi che la tecnologia non serva a niente o non puoi farne a meno.

- Sei informatissimo sulle ultime tendenze ma sai poco o nulla su ciò che riguarda la nazione in cui vivi oppure non sai nemmeno cosa sia una tendenza ma sei informato su ciò che riguarda il mondo.

-Non sai nemmeno cosa sia facebook però conosci tutti i tuoi vicini di casa e molti abitanti del paese in cui vivi oppure hai molti amici su facebook che nemmeno conosci.

- Hai sempre tempo per parlare con tutti oppure non hai mai tempo per nessuno.

- Consideri giovane chi ha pochi anni meno di te oppure consideri vecchio chi ha pochi anni più di te.

-Sei spaventato dalle novità o ne sei entusiasta.

- Credi di non avere più niente da imparare o sei più che sicuro che ancora devi imparare molto.

- Quando parli ti rivolgi spesso a cose successe in un passato assai remoto o ti piace parlare di ciò che ancora deve avvenire.

- Ricordi più facilmente ciò che è successo parecchi anni fa piuttosto che ciò che è successo il giorno prima o ricordi ogni cosa ma la tua mente è rivolta a ciò che deve avvenire.

- Nel caso tu non lo sia già, pensi che per te non sia più il momento di innamorarsi o sai che può succedere ancora.

- Non riesci più a sognare nemmeno a occhi chiusi o ti capita di farlo anche a occhi aperti.

- Il rischio più grande che ti senti di correre è quello di uscire di casa se piove o pensi che qualche volta sia opportuno rischiare.

- Niente ti stupisce più o la vita ti stupisce continuamente.

- Pensi che la cosa migliore che tu possa fare l'hai fatta oppure pensi che puoi sempre fare di meglio.

- Anche se le tue forze fisiche non sono al 100% hai sempre voglia di fare e cerchi di impegnarti in qualcosa o seppure la forza non manchi staresti volentieri senza fare niente.

- Speri in un futuro migliore o al futuro non ci pensi proprio.

- Hai la curiosità di scoprire cose nuove o pensi di non avere più nulla da vedere.

- Hai più nostalgie che speranze o più speranze che nostalgie.

dicembre 09, 2018

Bottoni rossi

C'è abbastanza negatività nel mondo per contribuire ad aumentarla ed ogni volta che reagiamo con collera o astio facciamo scattare il meccanismo di difesa degli altri, contribuiamo a far alzare le barriere difensive. Il malumore è contagioso ma per litigare occorre sempre essere almeno in due. Se riuscissimo a eliminare le reazioni automatiche deleterie potremmo calmare la situazione, il che non significa che non dovremmo reagire alle critiche o essere remissivi,significa adottare l'azione positiva necessaria a ritrovare la serenità. Certo è più facile a dirsi che a farsi. Ognuno di noi ha il diritto di aspettarsi di essere trattato dignitosamente e con rispetto, quando ciò non succede i nostri "bottoni rossi" interni iniziano a lampeggiare. Sicuramente non occorre essere furibondi per precisare a qualcuno con tono fermo e pacato le nostre ragioni, spesso però, quando tentiamo di mantenere la calma di fronte ad una provocazione, cercando di rispondere in maniera rispettosa senza offendere nessuno, succede che l'altro si senta autorizzato ad approfittarsi delle nostre buone intenzioni o di ignorarci, ed ecco che quei famosi "bottoni rossi" ritornano a lampeggiare. L'accumulo di stress sicuramente contribuisce al malessere, e nella vita di tutti i giorni  ci sono spesso motivi per sentirsi stressati, non dovremmo però scaricare il nervosismo su chi non ne ha colpa.Sarebbe bene che ognuno si facesse il proprio esame di coscienza prima di sfogare i propri malumori sugli altri, specie se non ne sono responsabili.

novembre 07, 2018

Io robot

L'accelerazione del progresso tecnologico negli ultimi anni ci consente di assistere all'immensa trasformazione del nostro tempo e immaginare quello che potrebbe avvenire in un futuro nemmeno troppo lontano.Durante il corso della storia, l'essere umano ha fatto scoperte che gli hanno reso man mano più facile l'esistenza ma, da un certo punto in poi alcune scoperte o meglio evoluzioni di scoperte, potrebbero rivelarsi causa di appiattimento dell'individuo, oltre a procurare la scomparsa di molti lavori. Non c'è dubbio che la tecnologia abbia agevolato la vita di ognuno di noi ma non possiamo tener conto dei suoi aspetti negativi. Certo è che diverse capacità umane non sono replicabili e difficilmente lo saranno anche in futuro, per questo, più che verso una disoccupazione di massa causata anche dall'automazione, andremo verso una evoluzione del lavoro, sempre che venga posto un limite a questo cambio di impostazione. E' vero che la tecnologia può, e in molti casi avviene già da tempo, liberarci dalla routine, dai lavori pesanti o velocizzarli, e in questo senso è molto utile, ma il rischio è che molti lavori tendano a scomparire e quella disoccupazione causata anche dalla tecnologia proceda ad un ritmo sempre più vertiginoso. Certo, perchè i robot e le macchine che vengono usati in vari settori al posto degli esseri umani sono più convenienti. Non si ammalano, non protestano nè chiedono aumenti, sono sempre puntuali, non si distraggono e più che altro a loro non vengono pagati contributi pensionistici, nè ferie o indennità.Forse sarebbe il caso di provvedere ad una tassazione.
Ove ancora la meccanizzazione non venga impiegata, l'uomo viene spesso trattato come una macchina, con orari e ritmi lavorativi inumani, senza nessun rispetto del suo essere vivente ed in quanto tale con dei bisogni e necessità che dovrebbero essere tutelati. Le tutele invece, sono finora esistite per quell' imprenditori che agitando lo spauracchio della delocalizzazione per speculare maggiormente, costringevano i lavoratori ad accettare condizioni insostenibili pur di lavorare, tutele che esistono per quei datori di lavoro che non tengono conto delle norme e leggi vigenti in ambito dei diritti lavorativi, tanto nessuno controlla, mentre occultano clausole lavorative insostenibili.
In pratica per trovare un lavoro, sempre se ancora esiste, dovresti accettare di lavorare più ore dell'orologio, naturalmente senza protestare, ad una paga misera o per niente adeguata all'orario e alle mansioni richieste, ovviamente con stipendio in parte fuori busta con nessun vantaggio per te, ma sicuramente per il datore di lavoro, dovresti essere sempre in forma perchè non puoi ammalarti, altrimenti dovresti lavorare lo stesso se vuoi tenerti il posto. Dovresti...dovresti essere un robot.
Semplice no,trasformare l'essere umano in macchina e le macchine in esseri umani. Non è forse questa la strada che vorrebbero intraprendere tutti quelli che si lamentano di non trovare lavoratori disposti a vivere per lavorare, logicamente a loro vantaggio. Coloro che vorrebbero un robot umano con stipendio da fame, che non chiede aumenti, non si lamenta, non si ammala, a cui non pagano i contributi, al quale chiedere all'occorrenza di trovare soluzioni non previste o fantasiose, cose che un semplice robot non potrebbe fare.
L'assurdo è che mentre nei robot cercano di imitare l'essere umano con le sembianze, la voce, le espressioni facciali per simulare delle emozioni che solo un essere vivente può avere, il genere umano sembra esserne sempre più privo.
Di sicuro non si può rallentare il progresso ma, un progresso tecnologico che sfocia in un lavoro sempre più meccanizzato è come il cambio climatico, se non verrà posto un limite, un tetto come con le emissioni nocive, forse ci ritroveremo in un futuro non troppo lontano a dovervi porre rimedio.   



ottobre 05, 2018

C'è poco da ridere

Non mi fanno ridere le battute sarcastiche, al limite possono provocarmi un accenno di sorriso, così come non trovo divertente il famoso humour inglese, una freddura per quello che mi riguarda. La maggior parte delle volte le barzellette mi lasciano indifferente, chissà se dipende da me, dal loro contenuto,da chi le racconta o semplicemente non ho molti motivi per ridere e non lo faccio facilmente.Di sicuro far ridere è molto più difficile che far piangere, per quello basta poco, almeno per chi ha ancora un pò di sensibilità, sulla quale a volte, gente di pochi scrupoli tenta di far leva per raggiungere i loro scopi, mentre di pietà da parte loro non ne esiste nemmeno l'ombra.
Certo è che tutti abbiamo bisogno di ridere ogni tanto, ridere per davvero, non quei sorrisetti stiracchiati che sono una forzatura. Abbiamo bisogno di farlo anche nei momenti meno felici della nostra esistenza, anzi, sopratutto in quei momenti. Da ragazzini era più semplice trovare un motivo per farlo, con la spensieratezza degli anni giovanili era facile ridere di gusto e, a pensarci bene, si rideva di niente. Il famoso fanciullino al quale ognuno vorrebbe tenersi ancorato per vivere la vita con leggerezza, durante il corso dell'esistenza viene messo a dura prova, forse la vita stessa è una serie di interminabili prove e, a seconda delle difficoltà che troviamo, da come reagiamo ad esse, da chi incontriamo sul nostro cammino, abbiamo più o meno possibilità di far emergere il nostro lato più spensierato, quel fanciullino che esiste in ognuno di noi. Ci sono però degli adulti che più di farlo affiorare sembrano essere rimasti all'infanzia, eterni irresponsabili sui quali non si può fare affidamento, bambini mai cresciuti perennemente in cerca di mamma o papà nei rispettivi partner a cui appoggiarsi, che vogliono vivere la vita da eterni adolescenti addossando ad altri tutte le responsabilità, senza badare alle conseguenze delle loro azioni. C'è anche gente che, oberati dai problemi e/o responsabilità, non riescono più a trovare, almeno ogni tanto, motivo di sorridere. Ma piangersi addosso e inveire contro la sfortuna non serve a niente.In periodi difficili si può essere tentati di chiudersi nelle proprie paure, smettere di sperare o reagire con astio contro chiunque ci si avvicini impedendoci, a volte, di non riuscire a vedere qualcuno che vorrebbe aiutarci. Nessuno però vuole aiutare chi non fa il possibile per risollevarsi, chi rimane inerme a crogiolarsi nei propri dispiaceri senza almeno tentare di cambiare quello che sembra essere il proprio destino.
E' certo che ognuno ha i propri problemi a cui far fronte e non si può assillare gli altri con i nostri, ma non sempre si può essere ottimisti, parlare di cose felici. Sorridere di fronte alle avversità della vita sicuramente può renderci più simpatici, crea un clima più positivo ma come si fa ad avere sempre un sorriso stampato in faccia. Oddio, c'è anche chi riesce a farlo, riesce a esibire quei sorrisi finti da ebete che mi sanno tanto di una presa per i fondelli, chi ci crede più. E' inutile nascondersi dietro una parvenza di felicità, dire che va bene anche se non è vero, così come è deleterio fare di ogni cosa un dramma, avere sempre il muso lungo. Nessuno vuole avere a che fare con dei lagnoni o con chi è sempre arrabbiato. Come reagiamo ad ogni ostacolo dipende da noi ma,quando i problemi da affrontare riguardano la sopravvivenza è un pò difficile sorridere, non essere in ansia o essere indulgenti contro le ingiustizie. Ognuno di noi. ogni tanto, sente la necessità di staccare dai problemi, concedersi un pò di svago e ripartire con l'animo più leggero, però c'è poco da ridere se non sai come mettere insieme il pranzo con la cena e lo stomaco non ne vuol sapere di smettere di brontolare. C'è poco da ridere quando sei costretto a vivere in precarietà, quando le condizioni lavorative sono pessime o lo stipendio non ti permette di vivere dignitosamente, quando non c'è nessuno che offra la possibilità di risollevarti ed un sorriso non basta a scaldarti il cuore e la mente. Soltanto quando si inizia a vedere uno spiraglio, la possibilità concreta di potersi rialzare, potremo sorridere dei guai, non dare troppo peso alle piccole avversità della vita e magari, tornare a ridere di niente.   

maggio 07, 2018

Progresso regresso

Guardatevi attorno e date uno sguardo al progresso dell'umanità. L'insicurezza economica e sociale hanno reso la nostra generazione piena di ansie che spesso rasentano la disperazione. I valori tradizionali tendono a diventare privi di significato, la disperazione fiorisce paradossalmente in un era di conquiste tecnologiche e scientifiche, ma la domanda che cresce sempre di più è quella di una stabilità economica e sociale. L'odierna esigenza di tranquillità purchè sia,anche solo momentanea, contribuisce a creare fragili barriere perchè non fa altro che ritardare il momento in cui dovremmo affrontare i problemi di cui non è possibile negarne l'esistenza. Non esiste una tecnica facile per poter acquisire un armonia, la complessità della vita spesso non consente una risposta semplice per ciascun problema ed è inutile cercare delle scorciatoie.
Il processo di industrializzazione ha provocato cambiamenti nelle città e nelle campagne, ma ha anche trasformato il pensiero e l'animo umano. Le mille voci del nostro tempo mostrano come nella vita spesso manca, in generale, ciò che è decoroso e opportuno tra gli uomini, il senso della morale e del rispetto reciproco oggi sostituiti da valori passeggeri, da cambiamenti puramente momentanei.
In sintesi potremmo dire che c'è stato un progresso regresso, con un brulicare di cialtroni e imbroglioni, presunzione e avidità, ove nella lotta al potere il problema del bene e del male non si pone, ove prosperano spregiudicati che fanno affari fomentando la miseria e la guerra, rendendo l'uomo facile preda di gente senza scrupoli che approfitta delle necessità.
Alla cupa sensazione di sfacelo si contrappone, da parte di alcuni, una ricerca intensa, appassionata e meditata, uno sforzo serio verso mete più elevate, cercando di dare una speranza che non sia solo una dolce illusione ma qualcosa di concreto. Ed è proprio in coloro che si impegnano senza sosta e avidità, senza rendiconto personale, in cui tanti disperati sperano di trovare un sostegno che porti a superare il nostro tempo difficile e problematico. Questa è una grande responsabilità, perchè è dall'operato di pochi che dipende il futuro di molta gente che spera di trovare la possibilità di ripartire.
Assumere posizioni intransigenti potrebbe però impedire la possibilità di approcci diversi nei riguardi dello stesso obiettivo. Non potrà quindi essere segno di debolezza considerare il punto di vista altrui, come non è segno di forza negare a prescindere ogni posizione diversa dalla propria.
Certo è che il popolo non vuole illusioni, non vuole essere più ingannato con false prospettive di cambiamento. Cambiare significa cambiare in meglio, con reali benefici per la società e per i tanti cittadini in difficoltà, e non con false prospettive che non risolvono i problemi, atte solo a conservare i privilegi di coloro che, di privilegi mascherati da finti diritti acquisiti, ne hanno fin troppi.
Se non verranno aiutate le fasce più deboli a risollevarsi riequilibrando l'enorme divario tra ricchi e poveri, che non sarà certo una tassa uguale per tutti a colmare ma che anzi, sarà l'ennesima ingiustizia; non verranno aboliti i privilegi ed attuata una legge per il conflitto d'interessi, non si potrà parlare di possibile progresso.
Se non verrà attuato un piano di sostegno economico ai disoccupati, continuando a negare l'evidente impossibilità di trovare un lavoro congruo immediato,che spesso costringe i più disperati ad accettare condizioni lavorative al limite della schiavitù, e al tempo stesso non verrà ricercato il modo di concretizzare nuovi posti di lavoro che offrano dignità alla persona, impedito la ricollocazione all'estero di aziende italiane che abbiano ottenuto degli incentivi dallo Stato, snellito le pratiche burocratiche e sopratutto premiata la meritocrazia, come potranno i cittadini credere ancora nelle istituzioni, nello Stato, e sentirsi da esso rappresentati.

aprile 27, 2017

Una dieta equilibrata

Il cibo è essenziale ad ogni essere vivente per nutrire il corpo. Abbiamo più o meno tutti imparato a conoscere la piramide alimentare, quali siano gli alimenti più adatti ad ognuno di noi in base allo stile di vita, età, patologie se esistenti e come prevenirle, come poter preservare il più a lungo possibile la nostra salute, stuzzicare il palato e inebriare i sensi, a metterlo in pratica però è un'altra cosa. Eh si, perchè non basta sapere cosa fa bene e cosa fa male. La televisione è satura di programmi che parlano di cucina, ricette, diete di ogni genere, in pratica di tutto quello che è cibo per il corpo, piuttosto ci vorrebbe maggiore educazione alimentare e meno show. Ci vorrebbero maggiori controlli sulla qualità degli ingredienti, delle materie prime utilizzate su tutti i prodotti, anche per quelli a basso costo, per permettere anche a coloro che non hanno grandi possibilità almeno di nutrirsi con cibi sani. Non si può risparmiare sulla qualità, fare business sulla pelle degli altri. Un cibo deve essere sano oltre che gustoso per il palato, aiuteremo così il nostro corpo a funzionare bene.
Ma l'essere umano non è fatto di solo corpo, anche il cibo per la mente è essenziale al nostro benessere quotidiano, cibo che sazia l'intelletto, il nostro cervello, anch'esso bisognoso di essere nutrito. Ci sono molti modi per poterlo fare ed ognuno di noi sceglie ciò che trova più appropriato alle sue esigenze. Ci sono quelli che leggono libri di ogni genere, ma anche chi legge solo riviste o quotidiani o non legge affatto. C'è chi ama scrivere oppure disegna o dipinge, visita musei, ma anche quelli che non sanno distinguere un prodotto artigianale o artistico da uno fatto in serie e magari scrivono solo con il T9. Così come ci sono quelli che ascoltano o fanno musica o che amano la danza o si dedicano a qualsiasi altra attività che permetta loro di placare le necessità della propria mente. E' comunque sempre esistita una percentuale di persone che si dedicano solo all'accumulo di ricchezza, gente per cui è sufficiente contare i soldi che hanno fatto o potrebbero fare per sentirsi sazi. Contenti loro. Certo che non si da il cibo alla mente solo leggendo, poi bisognerebbe vedere che tipo di lettura, I giornali di gossip non è che potrebbero rappresentare una lettura sufficiente per tutta la vita, ma nemmeno guardare solo la televisione, ed anche lì, ci sono programmi e programmi. Allargando un pochino di più gli orizzonti, e questo vale anche per chi decide i palinsesti dei vari canali, forse si potrebbe trovare altro cibo da dare alla testa, al nostro cervello prima che si atrofizzi. Cibi genuini, piatti dal sapore più prelibato. che deliziano la mente invece della solita minestrina riscaldata e pure insipida. Ma per dare alla nostra mente il nutrimento necessario quotidiano, lo potremmo fare anche ascoltando e dialogando con gli altri, lasciando da parte i pettegolezzi e le chiacchere, dando spazio a valori un pelino superiori. Se ognuno di noi è anche ciò di cui si nutre, ricordiamoci di dare del buon cibo sia al nostro corpo ma, almeno qualche volta, anche alla nostra mente.
A dire il vero ci sarebbe un'altra parte dell'essere umano che non dovremmo trascurare, quella parte di noi che nessun robot o intelligenza artificiale, pur sofisticato che sia, riuscirà mai ad imitare, il nostro cuore. Il cuore inteso non come organo vitale, ma come quella parte in cui risiedono i sentimenti, parte che potremmo definire anche anima, cioè quell'entità astratta, invisibile, che molti troppo spesso dimenticano di avere o preferiscono far tacere. E dove, se non nella mente possono trovare dimora le nostre emozioni, gli affetti, i sentimenti. La mente è la sede del nostro pensare, del nostro intelletto, il server principale in cui vengono immagazzinate informazioni e ricordi e dal quale partono anche le nostre emozioni. Emozioni e sentimenti che vengono trasmessi al corpo perchè esso possa tradurli in atti spontanei a volte visibili e riconoscibili, a volte più nascosti o di difficile comprensione. Anche in questo caso, il mancato apporto delle sostanze essenziali e necessarie ad ogni essere umano, può portare all'inaridimento del cuore. Quella parte di noi, il nostro cuore, non meno importante delle altre, permette il superamento della sete di potere, degli egoismi e ci avvicina agli altri, quella parte che, se trascurata, può rendere possibile la follia dell'intolleranza, della non curanza, dell'indifferenza.

marzo 18, 2017

Quel lavoro che nobilita l'uomo

Siamo stati abituati a pensare che il lavoro è necessario per la completezza dell'uomo. Ogni mestiere, anche il più umile, è un affermazione della propria personalità, dando all'individuo il senso di essere in grado di fare, oltre ad essere in grado di poter ottemperare ai propri bisogni. Se consideriamo l'uomo dal punto di vista produttivo, non possiamo fare a meno di notare che c'è stata una mutazione in tal senso. Fino al Rinascimento l'uomo lavorava per vivere, da allora in poi ha iniziato a vivere per lavorare, fino ad arrivare ad oggi in cui troviamo ulteriori differenze.Oggi molti lavorano solo per poter sopravvivere, spesso costretti ad accettare condizioni discutibili pur di mantenersi il lavoro, senza contare poi i casi più estremi in cui le condizioni sono tali che non lo si può nemmeno chiamare lavoro, ma sfruttamento. Allora io mi chiedo che fine abbia fatto quel lavoro che nobilita l'uomo, quel lavoro che permette ad ogni essere umano di avere una propria dignità, sentirsi partecipe della realizzazione di un progetto,sentirsi soddisfatto di se stesso, riuscire ad ottemperare ai suoi bisogni ed ai suoi doveri di cittadino. Al tempo stesso mi chiedo come si possa considerare un fanullone chi semplicemente non è disposto, pur nella necessità, ad accettare condizioni degradanti, ad accettare di essere sfruttato con corrispettivi che sono un insulto al proprio lavoro ed oltretutto non sufficienti nemmeno a sopravvivere. In aumento sono anche coloro che, pur volendosi adattare a tali condizioni, creando in questo modo una lotta al ribasso con il conseguente proliferare dello sfruttamento, un lavoro non riescono a trovarlo ugualmente. I motivi possono essere molti, vuoi per l'età o per problematiche di salute che non permettono all'individuo di poter svolgere agevolmente qualsiasi tipo di attività, specie le più pesanti, o semplicemente perchè non c'è nessun tipo di richiesta. In questi casi sperare di sopravvivere, se non c'è nessuno che può offrire un aiuto, è praticamente pari a zero. Poi ci sono alcuni lavoratori in proprio che un lavoro ancora lo conservano, spesso lottando contro la burocrazia e la concorrenza sleale, sapendosi reinventare, facendo scelte a volte controcorrente, puntando sulla qualità e non sulla quantità, ma spesso questo non basta e si ritrovano, magari ad un'età avanzata, senza un lavoro e con poche probabilità di trovarne un'altro.
Ma in questo marasma di lotta per la sopravvivenza e per la conquista di un misero lavoro, paradossalmente si trovano a galleggiare, con il loro salvagente statale, coloro che si sentono al sicuro nel loro posto fisso, con tutele raramente concesse in altro ambiti lavorativi, salvagente pronto a chiudere un occhio, a volte tutti e due, in situazioni in cui gli occhi bisognerebbe tenerli ben aperti. Così come è vero che non tutti i lavori sono uguali, è anche vero che non tutti i lavoratori godono di stessi diritti. Ci sono coloro che non possono nemmeno permettersi di ammalarsi per non rischiare il posto di lavoro, mentre c'è chi può fingersi malato ed al limite rischiare una sospensione per poi essere reintegrato. Non c'è da meravigliarsi quindi che in certi ambienti, senza per questo voler generalizzare, ci sia la tendenza a fare il meno possibile, tanto lo stipendio a fine mese lo trovano ugualmente, a dispetto di altri che lo stipendio se lo devono sudare, spesso facendo di più di quello per cui sono pagati. Ci sono certi tipi di lavoro per i quali però una negligenza potrebbe fare la differenza, specie nei casi in cui da quello potrebbe dipendere la vita di qualcuno, e mai , in nessun caso, dovrebbe rimanere impunita. Allo stesso modo, ci sono lavoratori che non godono di nessun salvagente nei casi in cui vengano a trovarsi senza lavoro per cause non da loro dipendenti, mentre altri sono tutelati, possono usufruire di una cassa integrazione, se pur misera, ma che permette loro di non morire di fame in attesa di un reintegro o di un nuovo impiego o di arrivare all'età pensionabile. In pratica ci sono categorie di lavoratori che godono di agevolazioni a volte legittime, altre volte molto discutibili, o vantaggi che non hanno nulla a che vedere con il merito, ma è il preoccupante aumento della disoccupazione che porta a conseguenze disastrose, specie quando lo stato, pur di mantenere i privilegi di alcuni, nega la possibilità ai suoi cittadini in difficoltà, un aiuto per poter sopravvivere.Le cose funzionano solo quando si rispetta il giusto di tutti, ed il giusto di tutti non vuol dire mantenere i privilegi di alcuni a discapito dei diritti di altri, specie se si tratta di sopravvivenza. Il lavoro non è un privilegio concesso dal potere, ma è un diritto, così come è un diritto riuscire almeno a sopravvivere, ed un reddito universale di disoccupazione adeguatamente concepito, che sia basato sul reddito reale e non su quello presunto, allo stato attuale è forse l'unica possibilità per molti di non morire di fame.
In attesa di quel lavoro che nobilita l'uomo e non rimane nemmeno la possibilità di adattarsi a trovare quel lavoro che lo rende simile alle bestie, tentando al tempo stesso di conservare la propria umanità, lo Stato dovrebbe provvedere a dare una sussistenza ai cittadini in difficoltà, trovando le risorse semplicemente abolendo i privilegi, combattendo la grande evasione fiscale, la ricchezza accumulata evadendo i tributi. Uno Stato che permette lo sfruttamento dei lavoratori, permette la delocalizzazione delle aziende italiane all'estero contribuendo a favorire la disoccupazione,contribuisce a creare le differenze dei diritti sul lavoro, non incentiva il merito decentivando al tempo stesso il demerito, non offre nessuna possibilità ai suoi cittadini per non morire di fame e sopratutto non da il buon esempio adeguando i suoi stipendi, abolendo i privilegi, i vitalizi concessi negli anni, le pensioni d'oro non contributive e tutti gli altri vantaggi che non lo rendono credibile agli occhi dei cittadini, è uno Stato che ha fallito la sua missione.

dicembre 17, 2016

Auguri a tutti

Tutti conoscono il significato religioso del Natale e quale sia il suo messaggio umanitario. Anche se per qualcuno è solo una festa in più sul calendario, un opportunità consumistica o un giorno di riposo dal lavoro, in questi momenti così difficili per molti, si fa sentire ancora più forte la necessità e il desiderio di ritrovare tutti quei valori importanti e fondamentali per l'uomo. Valori sempre più spesso dimenticati, come il senso della comunità, dell'amicizia, amore, generosità, rispetto, fiducia e collaborazione, oggi sostituiti da valori effimeri, da apparenze, da finti perbenismi di cui nessuno sente più la necessità. Con l'avvicinarsi del Natale, guardando agli avvenimenti del nostro tempo, mi chiedo anche dove sia quel Natale simbolo di pace, di riconciliazione e speranza. Certamente non nei luoghi in cui la guerra fa strage di innocenti senza che nessuno muova un dito per porre fine a tale abominio, neanche dove gli uomini si pongono gli uni contro gli altri in lotta per il potere invece di collaborare per risolvere i problemi dell'umanità, nemmeno nelle strade dove c'è chi non ha di che sfamarsi, un posto in cui ripararsi e nessuno che dia loro una speranza. Il Natale non penso nemmeno si possa trovare tra le tavole imbandite di ricchi commensali che esibiscono lo sfarzo dei loro abiti e gioielli costosi, dietro i quali batte un cuore indurito dall'avidità e dal potere, gente che non rinuncerebbe a niente per salvare una vita. Neanche la rituale passerella alla S.Messa di Natale basta per incarnare lo spirito natalizio, per il bambinello Gesù nato in povertà non può essere sufficiente la passiva partecipazione alla litania liturgica per sentirsi assolti da ogni peccato o credersi dei buoni cristiani. Ma il Natale può essere ovunque se lo vogliamo. Di sicuro lo spirito natalizio si trova tra coloro che aiutano chi ne ha bisogno, coloro che donano un pasto caldo a chi non ha niente, che consolano gli afflitti, offrono un sollievo agli ammalati, ma si trova anche tra coloro che riescono semplicemente a godere della gioia di stare insieme senza bisogno di grandi sfarzi o abbondanza. Auguri a tutti.

settembre 16, 2016

# io dico no

La possibilità di una società basata sulla giustizia, verità, amore e bellezza intesa come rappresentazione non solo estetica, oltre un sogno nobile, è una necessità. La necessità consiste nel far emergere nuovi valori anteponendoli al materialismo perchè non ci saranno mai abbastanza leggi, finchè ci sarà un mondo pieno di odio e cupidigia. La giustizia trae la sua forza dall'amore per i diritti umani, dalla fede per la dignità dell'uomo, del bene comune, ma il malcontento e la carenza nutrizionale affliggono metà del mondo. Per difendere la quota eccedente della loro ricchezza, una parte dell'umanità spende più di quanto sarebbe sufficiente a sfamare l'altra parte che soffre la fame. Finalità sociali, spartizione delle risorse e della ricchezza, coscienza globale, dovrebbero rapidamente prendere il sopravvento affinchè l'essere umano non sia destinato a vivere solo di istinti, senza più senso di umanità, senza più rispetto per niente e nessuno, come una lotta tra belve. Risolvere i problemi dell'eccesso di consumismo, della cattiva distribuzione e dell'oppressione economica, non significa ridursi alla povertà o a elemosinare, al contrario, è una via per la crescita. L'aspirazione ad una società giusta, pacifica, produttiva e creativa, può essere realizzata però solo traendo origine dalle menti, cuori e comportamenti di ogni cittadino. Anche le nostre istituzioni sono il riflesso di ognuno di noi, dei nostri comportamenti, questo vuol dire che se non facciamo nulla perchè qualcosa cambi, avremo la guida che ci meritiamo. E' fin troppo facile attribuire sempre la colpa al governo, alla burocrazia, per tutto ciò che non funziona, che anche se è vero che non funziona, non può essere un alibi dietro il quale nascondersi senza prima esaminare il proprio operato. Se ognuno di noi si assumesse le responsabilità delle proprie azioni, invece di attribuire sempre la colpa agli altri di quello che non va, forse le cose sarebbero migliori. Invece si vive in un mondo in cui nessuno è mai responsabile di niente, in cui ognuno può sentirsi in pace con se stesso una volta assolto il proprio compitino e nulla di più, senza nessuna iniziativa che vada oltre il minimo sindacale. Un mondo in cui il così "fan tutti" vorrebbe giustificare qualsiasi malefatta, in cui tutto ciò che non funziona è sempre colpa del malcapitato di turno, senza guardare le origini delle cose. Un mondo ingordo, che si fa beffa delle sofferenze altrui, che non sa più cosa sia la misericordia, disposto a utilizzare qualsiasi azione infamante, calpestare la dignità delle persone, valori e sentimenti. A un mondo così io dico no. Proprio per il mondo in cui viviamo, a volte ci sentiamo in dovere di ringraziare chiunque svolga bene e con coscienza il proprio lavoro, che ci porta quasi a considerarlo un eroe, un mondo in cui chiunque mostri un minimo di umanità, un pò di gentilezza e un briciolo di comprensione, viene quasi considerato un santo, un mondo in cui tutto ciò che dovrebbe essere normalità viene invece considerata eccezione. Lo stesso mondo che rifiuta chiunque si discosti da quel modo di agire e pensare consumistico, egoistico e capitalistico, da chiunque desideri un mondo basato sulla normalità e non sull'eccezione. Una responsabile azione sociale sviluppa come naturale conseguenza attenzioni e premure verso gli altri, ciò vuol dire essere attenti e attivi nella difesa dei diritti di tutti e non solo dei nostri. Una volta che la nostra mente si sarà evoluta non potrà mai tornare quella che era prima, e non c'è nulla di più potente di un idea che è giunto il momento di attuare.