Parole e pensieri in libertà.Non solo parole è il mio modo di essere,il mio stile.Benvenuti nel mio blog.
gennaio 27, 2016
Una nuova educazione
Più che in passato, la scuola oggi dovrebbe suscitare l'iniziativa, la responsabilità e un altro stile di relazione tra insegnante e allievo. Quello che senza dubbio esprime meglio lo stile di relazione nell'ambiente scolastico è il concetto di atteggiamento. Mantenere il ragazzo nella passività e nella dipendenza rischia di soffocare gli slanci spontanei e favorisce l'abitudine a chiudersi in se stessi. Per rinnovare il suo ruolo l'educatore dovrebbe mettere in gioco se stesso e mettersi in condizioni di aiutare veramente gli alunni. Il tipo di comunicazione a senso unico, gli atteggiamenti direttivi non sono il miglior modo di relazionarsi. Spesso infatti sono le tensioni emotive, legate a queste relazioni, che compromettono il clima di comprensione e il lavoro di cooperazione. E' un atteggiamento di disponibilità, un attenzione che non sia un'osservazione fredda ma piena di calore umano, sforzarsi di sentire la sfera privata e manifestare una comprensione verso l'allievo che lo predispone a non chiudersi in se stesso. L'insegnamento autoritario, onnipotente, è sempre stato inefficace ma questo non vuol dire che il ruolo dell'educatore o maestro abbia perso la sua importanza, è solo un ruolo diverso. In tutti i casi, l'educazione non consiste in una finta soppressione o nell'ignorare i problemi, ma permettere al ragazzo di affrontarli con fiducia proprio grazie ad un atteggiamento positivo dell'educatore. Gli alunni in classe sono un gruppo di lavoro specifico, composto da membri che devono essere considerati uguali tra loro e di un educatore anch'esso membro del gruppo ma con un ruolo diverso. Egli così non è un capo, è un membro del gruppo al servizio del gruppo stesso. Non si tratta più di dominare il gruppo o il singolo, ma di una cura costante per cercare le migliori condizioni del lavoro comune. E' certamente più facile fare una lezione di matematica o di geografia, cercare di inculcare una certa quantità di sapere, comunicare delle conoscenze, che rendere un ragazzo capace di acquisire queste conoscenze da se stesso, dedicarsi al gioco della scoperta. E' qui che l'educatore deve mettere in gioco tutte le sue abilità e le sue cognizioni, destare curiosità, rendere utilizzabili gli strumenti di lavoro ma più che altro stimolare gli alunni. Un'altra cosa che a mio modesto parere bisognerebbe rivedere, è la concezione di uguaglianza. Non è piazzando i ragazzi negli stessi locali con gli stessi maestri e uguali programmi che si crea l'uguaglianza, questa è solo un uguaglianza formale. Tra i ragazzi ci sono differenti attitudini che richiedono differenti metodi di insegnamento, ed anche se non è possibile averlo su misura per ciascuno, sarebbe necessario oltre ad un istruzione di base comune a tutti, conoscenze comuni che deve avere ogni cittadino, affiancare già nella cosiddetta scuola dell'obbligo, specializzazioni che permettessero alle attitudini eccezionali di potersi sviluppare. Una volta garantita e realizzata l'uguaglianza dei ragazzi di fronte all'accesso alla cultura, bisognerebbe creare un fondo speciale d'investimento che dia fiducia al rendimento delle risorse dell' intelligenza, che permetta di formare e mantenere nel paese quelle menti superiori scelte soltanto per il loro merito. Un sistema educativo che rischia di lasciare non utilizzate in occupazioni minori o di far espatriare menti di qualità eccelse, è un sistema che compromette le possibilità della nazione. La vera uguaglianza quindi non è soltanto dare ad ognuno le stesse possibilità ma riuscire a far si che ognuno possa esprimere al meglio le proprie attitudini, in pratica mettere i pesci nell'acqua e gli uccelli nell'aria.
gennaio 04, 2016
Buoni propositi
Il 2016 è appena iniziato, molti di noi si saranno scambiati i consueti auguri pieni di buoni propositi per il nuovo anno, avranno espresso desideri o si saranno posti delle mete da raggiungere. Al di là di tutto, ciò che accomuna ognuno di noi è la ricerca di benessere, inteso come benessere del corpo e quindi salute, ma ancor prima quello della mente, dell'anima, e allontanare ogni dolore. Il piacere e il dolore però non sono conoscenze che si possono tramandare o tentare di spiegare perchè sono delle esperienze soggettive, ognuno di noi le percepisce a seconda della propria sensibilità, ciò che per qualcuno è insopportabile o piacevole per qualcun'altro non lo è, così come vi sono piaceri e dispiaceri di ordine fisico e di ordine morale. Spesso c'è anche poca differenza tra un inquietudine di ordine morale o metafisica che dir si voglia e quella del corpo. Un pugno ricevuto durante un incontro di boxe potrà essere meno doloroso di quello ricevuto, metaforicamente parlando, nel corso di una lite. Il secondo ha un significato diverso dal primo e non è detto che faccia meno male, così è per il piacere. Spesso un piacere sollecitato da un complimento sincero o meglio ancora, sentirsi gratificati, compresi, approvati, può darci una sensazione di benessere e quindi di piacere, sicuramente più duratura del solo benessere del corpo ed a volte anche più intensa. Il piacere fisico appartiene ad una sensazione che sfugge mentre tutto ciò che sollecita piacevolmente la psiche appartiene in qualche modo alla continuità. La vera gioia, il vero piacere, non può essere un susseguirsi di istanti separati, una collezione di piaceri senza alcuna continuità. Porsi uno scopo, riuscire a far bene, ci permette di assaporare il piacere per tutto il tempo in cui ci dedichiamo al suo compimento, alla riuscita della nostra opera. Il piacere, la gioia, suppongono quindi il tempo di un azione in cui noi possediamo il tempo e non ne siamo posseduti, come invece avviene per la noia. Il piacere è sicuramente un bisogno, non si può certo dire che sia semplicemente assenza di dolore perchè la cessazione del dolore è certamente un sollievo ma non è il coronamento del piacere, così come togliere un bisogno non è la stessa cosa che soddisfarlo. Sentirci sollevati, sentirci liberati da qualcosa che ci opprime si confonde spesso con la cessazione del dolore, ma non è piacere, così come privarsi di un piacere, privarsi di ogni soddisfazione, non è il miglior modo per dimenticarselo, anzi spesso è il contrario. Non si può nemmeno aspettarsi di guarire il male fatto per sentirsi meglio con la propria coscienza infliggendosi un dolore, la teoria dell'espiazione capace di riscattare un errore commesso è molto discutibile, nè può aiutare coloro che lo hanno subito. Ciò che può sanare le ferite, darci sollievo, è lottare veramente contro il male e dare spazio alle cose buone.
che uno deve sempre tenere la propria casa spazzata
if he don't expect to be housing flushes
se non ha in programma di tenersi la spazzatura."
Bob Dylan
" Now there's a certain thing that I learned
C'è una certa cosa che ho imparato
one must always flush out his house che uno deve sempre tenere la propria casa spazzata
if he don't expect to be housing flushes
se non ha in programma di tenersi la spazzatura."
Bob Dylan
dicembre 23, 2015
Buon Natale
Ancora una volta eccoci al Natale. Un'altro anno difficile non meno di altri sta per concludersi tuttavia, non dobbiamo mai perdere la speranza, senza dimenticare che non basta sperare ma che molto dipende da ciò che ognuno di noi riuscirà a mettere in pratica, opere reali, utili e concrete.
Don Andrea Gallo ripeteva spesso: " In caso di naufragio ho sempre lanciato un salvagente senza chiedermi chi fosse a chiedere aiuto ". Il vero senso della carità in fondo è questo, ma non deve esserlo solo per Natale. Chi ci chiede aiuto si può trovare in mare ma potrebbe trovarsi in qualsiasi luogo, magari più vicino di quello che pensate, basta volerlo vedere.
A tutti Buon Natale
dicembre 15, 2015
Giustificazioni
Quante volte cercate delle giustificazioni per rimandare impegni, per evitare problemi che qualcuno però deve affrontare al posto vostro. Spesso si cercano giustificazioni anche per evitare le persone, persino i propri cari, con la scusa del tempo che manca. Magari per voi non è così, non sono pretesti, ma ci sono persone che lo fanno abitualmente, con la scusa del lavoro, troppi impegni, ed alla fine non c'è mai tempo per niente, ma il tempo c'è sempre o meglio lo si trova per ciò che davvero ci interessa, è solo una questione di priorità. Il nostro ti richiamo dopo o uno di questi giorni lo faccio e poi quei giorni o quel dopo non arrivano mai, sono quindi solo scuse, perchè se quella telefonata o quella cosa che dovremmo fare vogliamo farla davvero il tempo lo si trova. In molti casi, anche chiedere scusa o dire hai ragione, sono spesso solo parole di giustificazione ad una mancanza alle quali devono seguire comportamenti che attestano la buona fede. Per come la penso io, c'è una sola maniera per chiedere davvero scusa ed è quello di cercare di rimediare all'errore, così come c'è un solo modo per dire hai ragione, non commetterlo più.
dicembre 03, 2015
Tradizioni
Da bambina aspettavo con trepidazione il Natale, un pò come la maggior parte dei bambini di allora e di oggi. Le strade della mia città si riempivano di luci, le vetrine scintillavano di lustrini, palle colorate, nastri, fiocchi, ed in ogni luogo riecheggiavano canti di natale. Le porte d'ingresso delle case venivano ornate con ghirlande e vischio portafortuna, dappertutto si allestiva l'abete ed il presepe. Molta gente portava in casa la cosidetta "stella di Natale" dai petali simili a vivaci foglie rosse, divenuta un simbolo della tradizione come lo sono l'albero di natale ed il presepe insieme a molti altri. Certo, il Natale non è solo questo, non è solo una tradizione. Il Natale è prima di tutto una ricorrenza religiosa, un giorno importante per i credenti che festeggiano la nascita di nostro Signore Gesù, ma è anche importante continuare a mantenere le nostre tradizioni, le nostre usanze, ognuno secondo le proprie credenze. Che il nostro Babbo Natale si chiami così o Santa Claus oppure Saint Nicholas o Perè Noel, qualunque sia l'abito che lo rappresenta nei vari paesi del mondo, tutti sono Babbo Natale, l'importante è rispettare e conservare le proprie tradizioni. Così, allestire l'albero, il presepe, coltivare la stella di natale, ornare le strade di luci colorate, scambiarsi gli auguri, intonare canti natalizi e festeggiare la nascita di nostro Signore Gesù, se lo vogliamo, non può offendere nessuno. Esistono diverse forme di culto, molte persone pregano nelle chiese, nei santuari, templi, nella sinagoga o nella moschea, persino su tappeti appositi, così come esistono diverse tradizioni, usanze e costumi, e nessuno può impedire a qualcun'altro di continuare a coltivare le proprie a casa propria, nel proprio paese. Trovo assurdo persino che questo possa essere messo in discussione, che qualcuno possa tentare di associarlo ad una forma offensiva nei confronti di coloro che hanno credenze diverse dalle nostre. Rispettare gli altri non vuol dire privarsi delle nostre usanze, delle tradizioni o nascondere la nostra fede religiosa, a maggior ragione quando ciò avviene nei confini di casa propria, del proprio paese e nazione e non può nuocere a chicchessia.
Quindi, se c'è qualcuno che si sente offeso dai nostri usi e costumi, dalle nostre tradizioni o dalla nostra fede religiosa manifestata anche da simboli ad essa inerenti,come succede per ogni religione,è egli stesso in errore, sono ben altre le cose che possono offendere.
Anche adesso che sono adulta, ogni volta che arriva il Natale addobbo l'albero, allestisco le luci e magari il presepe, come facevo da bambina, e come allora mi rallegro dell'atmosfera Natalizia che si crea proprio attraverso certi simboli e tradizioni alle quali nessuno deve rinunciare perchè fanno parte di noi, della nostra identità, senza di essi non sarebbe nemmeno Natale.
Quindi, se c'è qualcuno che si sente offeso dai nostri usi e costumi, dalle nostre tradizioni o dalla nostra fede religiosa manifestata anche da simboli ad essa inerenti,come succede per ogni religione,è egli stesso in errore, sono ben altre le cose che possono offendere.
Anche adesso che sono adulta, ogni volta che arriva il Natale addobbo l'albero, allestisco le luci e magari il presepe, come facevo da bambina, e come allora mi rallegro dell'atmosfera Natalizia che si crea proprio attraverso certi simboli e tradizioni alle quali nessuno deve rinunciare perchè fanno parte di noi, della nostra identità, senza di essi non sarebbe nemmeno Natale.
novembre 26, 2015
L'epoca della paura
Sin dai primordi l'essere umano ha sempre temuto pericoli reali o immaginari, specialmente derivanti dalla venuta di un altro essere umano e particolarmente dalla presenza di un essere umano di colore diverso dal proprio, da un diverso modo di pensare, di religione diversa, paese o ideoligia sociale non uguale alla propria. L'esistenza di per sè rappresenta una serie di rischi costanti ma non tutti sono reali, alcuni sono apparenti, altri nascosti e altri del tutto inesistenti. Nonostante vi siano dei rischi, la vita però seguita a progredire, sviluppando al tempo stesso dei mezzi per proteggersi dai pericoli. La minaccia quando esiste realmente, deve essere controllata ma con buon senso ed equilibrio. Il vago concetto che il nostro destino possa essere controllato dagli umori di uomini potenti, non fa che accrescere il senso di panico e le paure. Il paradosso è che nonostante tutti i progressi tecnici e scientifici, che avrebbero potuto portare benefici all'intera umanità, gli uomini si pongono gli uni contro gli altri, le nazioni contro le nazioni, indebolendosi nell'odio e sprecando i benefici del progresso. La scusa della diversità religiosa o di stile di vita o di una qualsiasi diversità, per giustificare il crescente bisogno di mezzi sempre più potenti di distruzione per proteggere il nostro senso di sicurezza, non sono sostenibili, sono solo giustificazioni create da poche persone per confondere l'opinione della maggior parte della gente, tendono invece esclusivamente al mantenimento dell'esercizio del potere, alla speculazione. Il pericolo maggiore dei nostri tempi è quello derivante dagli odi che prosperano nell'ignoranza e dai pregiudizi ereditati dai predecessori che possono convertire il progresso in distruzione. L'essere umano si fortifica con la conoscenza, la collaborazione, e più di ogni altra cosa, la verità, perchè in essa si disperdono le superstizioni e le paure lasciando dietro di sè un terreno fertile in cui c'è spazio per coltivare la speranza.
novembre 12, 2015
Ho smesso
Ho smesso di credere nella bontà delle persone anche se per fortuna ancora qualcuno esiste, se pur raro, che fa qualcosa per gli altri senza secondi fini. Trovarlo però, è come cercare il famoso ago nel pagliaio, così diffficile e raro poterlo trovare che il più delle volte, quando credi di esserci riuscita, ti accorgi che è come tutti gli altri.
Ho smesso di aver fiducia nella specie umana, la peggior specie esistente sulla terra. Più parassita dei parassiti, più feroce di qualsiasi belva, succhiatrice di linfa, avida, egoista, manipolatrice e per questo, se non si ravvede in tempo, destinata all'autodistruzione. Quei pochi ancora degni di essere chiamati esseri umani, le persone brave e oneste, spesso restano al palo, e non è più sopportabile, se mai lo sia stato, vedere che siano i furbi, gli scaltri e i disonesti ad avere sempre vita facile. Troppi spiriti liberi vengono lasciati soli contro il conformismo e coloro che si sono sottomessi a una disciplina dispotica finiscono per sentire orrore per chiunque pensi e agisca liberamente.
Non abbiate paura di andare controcorrente se ritenete sia giusto farlo, non seguite il flusso solo per pigrizia mentale, allo stesso modo, esprimete con sincerità quello che realmente pensate senza timore che quello che dite possa procurare antipatie o simpatie nei vostri confronti.
Non ho smesso di credere che sia giusto così, non ho smesso e mai lo farò di credere che sia questa la libertà e per quello posso affermare di esserlo. Essere se stessi, essere ciò che realmente siamo con onesta e rispetto verso il prossimo è libertà, contrariamente a ciò che la maggior parte pensa che sia, cioè fare tutto ciò che si vuole.
Ho smesso però di credere che al momento vi siano persone che possano apprezzare questa maniera di essere e di porsi, sicuramente più difficile rispetto al più comune atteggiamento di compiacenza, spesso solo apparente. Anche se può sembrare una contraddizione, non ho però smesso di sperare che prima o poi ci sia qualcuno che riesca a sorprendermi.
Ho smesso di aver fiducia nella specie umana, la peggior specie esistente sulla terra. Più parassita dei parassiti, più feroce di qualsiasi belva, succhiatrice di linfa, avida, egoista, manipolatrice e per questo, se non si ravvede in tempo, destinata all'autodistruzione. Quei pochi ancora degni di essere chiamati esseri umani, le persone brave e oneste, spesso restano al palo, e non è più sopportabile, se mai lo sia stato, vedere che siano i furbi, gli scaltri e i disonesti ad avere sempre vita facile. Troppi spiriti liberi vengono lasciati soli contro il conformismo e coloro che si sono sottomessi a una disciplina dispotica finiscono per sentire orrore per chiunque pensi e agisca liberamente.
Non abbiate paura di andare controcorrente se ritenete sia giusto farlo, non seguite il flusso solo per pigrizia mentale, allo stesso modo, esprimete con sincerità quello che realmente pensate senza timore che quello che dite possa procurare antipatie o simpatie nei vostri confronti.
Non ho smesso di credere che sia giusto così, non ho smesso e mai lo farò di credere che sia questa la libertà e per quello posso affermare di esserlo. Essere se stessi, essere ciò che realmente siamo con onesta e rispetto verso il prossimo è libertà, contrariamente a ciò che la maggior parte pensa che sia, cioè fare tutto ciò che si vuole.
Ho smesso però di credere che al momento vi siano persone che possano apprezzare questa maniera di essere e di porsi, sicuramente più difficile rispetto al più comune atteggiamento di compiacenza, spesso solo apparente. Anche se può sembrare una contraddizione, non ho però smesso di sperare che prima o poi ci sia qualcuno che riesca a sorprendermi.
novembre 02, 2015
Commemorazione dei defunti
Oggi,giorno della commemorazione dei defunti, molti si recheranno al cimitero a far visita ai propri cari, come ho fatto anch'io nonostante non sia una grande frequentatrice di quel luogo sacro. Non sono come quelli che si recano spesso ad omaggiare i propri defunti con la loro presenza, sempre attenti che i fiori con i quali adornano le tombe abbiano la giusta quantità d'acqua e non vi siano fiori appassiti, come se loro, i defunti, potessero vederli. Certo, ognuno ha il proprio modo di vivere il dolore e di sentirsi confortati nel poter ritrovare il proprio caro in qualche modo, anche in una fredda lapide.
Ciò che in particolar modo mi indegna dei cimiteri, è come anche da morti venga sottolineata la differenza di classe sociale, messa in evidenza dalla pomposità di alcune tombe, dalle cappelle private a confronto dell'essenzialità di altri loculi. Come se tutto ciò potesse testimoniare la validità o meno del corpo o ciò che ne rimane, che lo ospita. Comunque ciò disturba o inorgoglisce, a seconda dei casi, i vivi, un morto se ne frega se è seppellito in una cappella privata o nella nuda terra. Un morto è un morto, sono i parenti che ci tengono a far bella figura. Sarebbe bello però vedere che almeno da morti saremo considerati tutti uguali.
Un'altra cosa che proprio non sopporto è l'abitudine, se di quello si tratta, di alcune persone di parlare di un defunto, sempre e comunque come di una brava persona, magari un santo, anche se da vivo lo consideravano diversamente. Se qualcuno in vita è stato una brava persona, sarà di sicuro ricordato come tale, ma se non lo era, non è che la morte possa trasformarlo in qualcun'altro. La morte non conferisce per diritto la santità. E' vero che è peccato parlar male dei morti, anche dei vivi se è per quello, ma è peccato anche dire falsità. Per come la penso io, delle persone dobbiamo occuparcene quando sono ancora in vita, quando hanno bisogno di noi, quando possiamo godere della loro presenza e loro della nostra. Coloro che ho amato e ancora amo e non ci sono più, le tengo nel mio cuore e rivivono nei miei ricordi, rivivono ogni volta che ne parlo con qualcuno, così riesco a ritrovarle ogni volta che sento la mancanza della loro presenza fisica. Per questi motivi non ha molto senso per me cercarle in una tomba, ma rispetto coloro che ne trovano conforto.
Ciò che in particolar modo mi indegna dei cimiteri, è come anche da morti venga sottolineata la differenza di classe sociale, messa in evidenza dalla pomposità di alcune tombe, dalle cappelle private a confronto dell'essenzialità di altri loculi. Come se tutto ciò potesse testimoniare la validità o meno del corpo o ciò che ne rimane, che lo ospita. Comunque ciò disturba o inorgoglisce, a seconda dei casi, i vivi, un morto se ne frega se è seppellito in una cappella privata o nella nuda terra. Un morto è un morto, sono i parenti che ci tengono a far bella figura. Sarebbe bello però vedere che almeno da morti saremo considerati tutti uguali.
Un'altra cosa che proprio non sopporto è l'abitudine, se di quello si tratta, di alcune persone di parlare di un defunto, sempre e comunque come di una brava persona, magari un santo, anche se da vivo lo consideravano diversamente. Se qualcuno in vita è stato una brava persona, sarà di sicuro ricordato come tale, ma se non lo era, non è che la morte possa trasformarlo in qualcun'altro. La morte non conferisce per diritto la santità. E' vero che è peccato parlar male dei morti, anche dei vivi se è per quello, ma è peccato anche dire falsità. Per come la penso io, delle persone dobbiamo occuparcene quando sono ancora in vita, quando hanno bisogno di noi, quando possiamo godere della loro presenza e loro della nostra. Coloro che ho amato e ancora amo e non ci sono più, le tengo nel mio cuore e rivivono nei miei ricordi, rivivono ogni volta che ne parlo con qualcuno, così riesco a ritrovarle ogni volta che sento la mancanza della loro presenza fisica. Per questi motivi non ha molto senso per me cercarle in una tomba, ma rispetto coloro che ne trovano conforto.
ottobre 14, 2015
Intuizione
L'intuizione è la facoltà di vedere chiaro nell'ignoto, di poter scrutare l'impercettibile, di saper discernere quello che è confuso, ma non è niente di sovrannaturale, è un ispirazione o un lampo, quella famosa lampadina che si accende all'improvviso nella mente. Questa facoltà individuale che pochi veramente posseggono, entra in gioco laddove faccia difetto il sapere ordinario, ove il ragionamento si riveli inoperante. Indipendente da ogni ragionamento, essa si manifesta nella nostra mente come una conoscenza che si svela a noi spontanea, immediata, inattesa e spesso inesprimibile. Un presentimento discreto, come una piccola luce che si fa strada tra la nebbia, a volte leggermente confuso, talora come una visione chiara o come una folgorazione improvvisa. L'intuizione la si trova nelle arti, nella letteratura, è alla base delle scoperte scientifiche, delle scienze fisiche, in chimica, in biologia ed in tutte le attività umane ogni volta che nasce un invenzione, una scoperta originale, una creazione artistica. Permette di percepire l'invisibile, il lontano nello spazio e nel tempo, quello che non esiste ancora. Essa sfugge al controllo della volontà, si posa dove vuole, quando vuole, senza lasciarsi mettere in gabbia, non si cerca, ma viene da sola ed ha bisogno di essere decifrata per capirla. Nella nostra esistenza quotidiana è senza dubbio vero che l'intuizione sia più avvertita a livello di relazioni individuali. Gli intuitivi sentono immediatamente se sono in simpatia, se ci sono delle affinità con questa o quella persona, così come si presenta talora l'attrazione amorosa, il famoso colpo di fulmine. Le medesime intuizioni che si trovano nella nascita di sentimenti umani come l'amore o l'amicizia, sono spesso necessari per indirizzare il comportamento nei casi incerti della vita, anche se in molti casi, all'intuizione propriamente detta si aggiungono elementi deduttivi inconsci.
In questa epoca così tendente al materialismo, l'intuizione può essere considerata, per i suoi improvvisi e sorprendenti barlumi, come uno stimolo alla ricerca della realtà.
In questa epoca così tendente al materialismo, l'intuizione può essere considerata, per i suoi improvvisi e sorprendenti barlumi, come uno stimolo alla ricerca della realtà.
settembre 21, 2015
Signori si nasce
Il rango di ciascun individuo è ciò che risulta dal modo in cui gli altri valutano il suo ruolo, le sue funzioni e dal modo in cui le svolge. Una volta, il rango non dipendeva dalle capacità ma dalla nascita, così un figlio di un grande proprietario terriero aveva un rango elevato, mentre il figlio di un servo un rango basso. Raramente il primo poteva scendere nella scala sociale o il secondo poteva elevarsi molto. Oggi tale situazione è fortunatamente cambiata, tuttavia la diversità sta nel fatto che genitori ricchi possono dare qualcosa in più ai loro figli di una buona educazione. L'apprendimento sul posto di lingue straniere, corsi e specializzazioni private, ma più che altro conoscenze utili ed il fatto di poter frequentare gente di un "certo livello", membri della classe dirigente, ed in tal maniera è più facile tendere a occupare funzioni di rango più elevato.E' ovvio quindi che la capacità personale non è l'unico fattore che determina il rango, la ricchezza o la mancanza di essa è forse altrettanto importante. Come dice ironicamente il premio nobel per l'economia, bisogna saper scegliere bene i genitori da cui nascere, da questo più di ogni altra cosa, dipenderà il nostro futuro.
Il rango di una persona è collegato con quello che si può chiamare " classe " o ceto sociale. In gran parte del mondo, il possesso di grandi ricchezze è la garanzia più sicura per introdursi nella classe elevata, provenire quindi da una "buona famiglia" continua a essere un vantaggio notevole.
Comunque la vogliate pensare, il rango e la classe non fanno automaticamente di un individuo una persona più capace e nemmeno ne fanno un gentiluomo o gentildonna, insomma non fanno quello che potremmo definire un "signore". La signorilità non è appannaggio della ricchezza, delle condizioni di ceto sociale, così come l'eleganza e la raffinatezza dei modi è solo l'esteriorità che non può compensare la nobiltà d'animo e lo spirito di correttezza nei confronti degli altri. Come diceva il grande Antonio de Curtis in arte Totò : signori si nasce non si diventa.
Il rango di una persona è collegato con quello che si può chiamare " classe " o ceto sociale. In gran parte del mondo, il possesso di grandi ricchezze è la garanzia più sicura per introdursi nella classe elevata, provenire quindi da una "buona famiglia" continua a essere un vantaggio notevole.
Comunque la vogliate pensare, il rango e la classe non fanno automaticamente di un individuo una persona più capace e nemmeno ne fanno un gentiluomo o gentildonna, insomma non fanno quello che potremmo definire un "signore". La signorilità non è appannaggio della ricchezza, delle condizioni di ceto sociale, così come l'eleganza e la raffinatezza dei modi è solo l'esteriorità che non può compensare la nobiltà d'animo e lo spirito di correttezza nei confronti degli altri. Come diceva il grande Antonio de Curtis in arte Totò : signori si nasce non si diventa.
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