Il Natale, è la festa in cui si celebra la nascita di nostro Signore Gesù. Il termine festa, di per se stesso, evoca un qualcosa di lieto, allegro, e ci porta a pensare ad un luogo in cui ci si ritrova per stare insieme, in cui ci si riunisce per onorare con spirito gioioso, qualcuno o qualcosa che ci accomuna. Proprio perchè il S. Natale è la festa più importante dell'anno, ognuno di noi, ha il diritto di trascorrerla senza essere immersi nel disorientamento di chi non ha più certezze. Con tutto quello che sta succedendo nel nostro Paese, con tanta gente allo stremo, ad augurare Buon Natale, sembra quasi di prendere in giro coloro che soffrono, che sono costretti a lottare per sopravvivere. Anche se molti non vogliono vedere, nel giorno di Natale, non ci saranno solo le tavole imbandite e la gioia dei commensali dei troppi, che per loro fortuna, non conoscono l'altra faccia della medaglia, e nemmeno vogliono sapere quale sia l'altro volto dell'umanità.
Il Signore Gesù, nostro Dio, è nato proprio per coloro che soffrono, è nato per ridare speranza, per dimostrare a tutti noi, che è dall'amore verso il prossimo che è possibile ripartire.
A Dio, non interessa sapere che tipo di abito indossi, ma cosa c'è nel tuo cuore.
Non ti giudicherà in base al tuo stipendio, ma giudicherà cosa hai fatto per ottenerlo.
Non guarderà il colore della tua pelle o la bellezza del tuo corpo, ma cosa c'è nella tua anima.
Non ti chiederà quale sia il tuo titolo di studio, ma se hai svolto il tuo lavoro al meglio delle tue capacità.
Non vorrà sapere quanti siano i tuoi amici, ma se tu sei stato un buon amico per loro.
Non vorrà sapere quanti o quali luoghi hai visitato, ma se hai aiutato coloro che durante il tuo cammino ti hanno chiesto soccorso.
E sopratutto, Dio non ti chiederà perchè hai impiegato tanto tempo per trovarlo, ma ti accoglierà a braccia aperte.
Senza l'amore, senza considerare l'altro, non come un nemico, un essere inferiore o un estraneo, ma come nostro fratello, non troveremo pace. Per onorare Gesù nostro Dio, per celebrare con il S. Natale la sua nascita, non esiste altro modo che amarci, rispettarci e aiutarci gli uni con gli altri.
" The world is so wrong and so happy Christmas"
Parole e pensieri in libertà.Non solo parole è il mio modo di essere,il mio stile.Benvenuti nel mio blog.
dicembre 19, 2013
dicembre 04, 2013
Aspettando il Natale
L'atmosfera natalizia che si crea ovunque già nei primi giorni del mese di dicembre, ci viene trasmessa attraverso le luci, le vetrine dei negozi allestiti, i mercatini in cui trovare ornamenti per il nostro abete o presepe, che a breve faranno la loro comparsa nelle nostre case. Su tutti gli scaffali dei supermercati, come nel negozio di generi alimentari vicino casa, sono già stati messi in bella mostra i tipici dolci natalizi, e le confezioni create per l'occasione. Al di là del significato di questa festa, che non è certo quello consumistico, ciò che davvero riesce a creare l'atmosfera natalizia, è la musica. Non a caso, nei films è quella che enfatizza una scena, così da coinvolgere maggiormente lo spettatore. Non saprei immaginarmi un film che amo senza le tracce sonore che l'accompagnano, avrebbe sicuramente minor impeto. Lo stesso è per l'atmosfera natalizia.
Questa festa, mi evoca classiche melodie tante volte udite, quelle delle voci bianche dei bambini che intonano cori natalizi, i concerti di musica sinfonica delle grandi orchestre, con gli archi, i violini, gli strumenti a fiato, gli ottoni, gli strumenti a percussione e il pianoforte. Mi fa pensare ai cori Gospel, ma anche ai grandi interpreti della canzone, che celebrano lo spirito natalizio con le famose note del panorama internazionale, in un perfetto connubio di musica e parole. Ma Natale è anche solidarietà, anche se non deve essere una prerogativa puramente natalizia, ma questo è un'altro discorso, in ogni caso risveglia in ognuno di noi, il desiderio di partecipazione. Ed è proprio in questa occasione, che spesso partono anche dalla musica, opere umanitarie, con concerti per la solidarietà, o dischi creati appositamente con la cooperazione di vari artisti, che devolvono il ricavato di quel lavoro, in favore di questa o quella causa.
Si può dire che la musica riesca a riunire un pò tutti, proprio perchè utilizza un linguaggio universale, che ciascuno di noi interpreta in base alla propria sensibilità. Potremmo anche dire che non ha età, pur se alcuni ritmi, modi di cantare o di suonare, sono più facilmente accumulabili ad un epoca rispetto ad un'altra, ma in generale, una buona musica, così come una bella canzone, sono e rimarranno sempre piacevoli da ascoltare.
Spesso vediamo generazioni diverse, unite proprio dalla passione per lo stesso tipo di musica, perchè è quella che da sempre accompagna la nostra vita. Ognuno di noi, associa una canzone specifica o una melodia, ad un momento ben preciso della sua esistenza, riuscendo perfino a ricordare le sensazioni, i sentimenti provati in quel periodo, solo riascoltandone il motivo. Le melodie che riguardano il Natale, non sono da meno, anch'esse riescono a predisporci mentalmente verso la festa più importante dell'anno. Così ben vengano tutte le iniziative che riescono a riunire le persone, con spirito di gioiosa partecipazione, senza dimenticarsi che anche se il Natale viene una volta all'anno, il piacere dello stare insieme, bisogna ricercarlo sempre.
Questa festa, mi evoca classiche melodie tante volte udite, quelle delle voci bianche dei bambini che intonano cori natalizi, i concerti di musica sinfonica delle grandi orchestre, con gli archi, i violini, gli strumenti a fiato, gli ottoni, gli strumenti a percussione e il pianoforte. Mi fa pensare ai cori Gospel, ma anche ai grandi interpreti della canzone, che celebrano lo spirito natalizio con le famose note del panorama internazionale, in un perfetto connubio di musica e parole. Ma Natale è anche solidarietà, anche se non deve essere una prerogativa puramente natalizia, ma questo è un'altro discorso, in ogni caso risveglia in ognuno di noi, il desiderio di partecipazione. Ed è proprio in questa occasione, che spesso partono anche dalla musica, opere umanitarie, con concerti per la solidarietà, o dischi creati appositamente con la cooperazione di vari artisti, che devolvono il ricavato di quel lavoro, in favore di questa o quella causa.
Si può dire che la musica riesca a riunire un pò tutti, proprio perchè utilizza un linguaggio universale, che ciascuno di noi interpreta in base alla propria sensibilità. Potremmo anche dire che non ha età, pur se alcuni ritmi, modi di cantare o di suonare, sono più facilmente accumulabili ad un epoca rispetto ad un'altra, ma in generale, una buona musica, così come una bella canzone, sono e rimarranno sempre piacevoli da ascoltare.
Spesso vediamo generazioni diverse, unite proprio dalla passione per lo stesso tipo di musica, perchè è quella che da sempre accompagna la nostra vita. Ognuno di noi, associa una canzone specifica o una melodia, ad un momento ben preciso della sua esistenza, riuscendo perfino a ricordare le sensazioni, i sentimenti provati in quel periodo, solo riascoltandone il motivo. Le melodie che riguardano il Natale, non sono da meno, anch'esse riescono a predisporci mentalmente verso la festa più importante dell'anno. Così ben vengano tutte le iniziative che riescono a riunire le persone, con spirito di gioiosa partecipazione, senza dimenticarsi che anche se il Natale viene una volta all'anno, il piacere dello stare insieme, bisogna ricercarlo sempre.
novembre 19, 2013
Adolescenza
A causa dei recenti avvenimenti, si parla spesso di adolescenti, ma spiegare cosa sia, non è semplice. Non basta dire che è un periodo della vita, che separa l'infanzia dall'età adulta, e nemmeno si può affibbiare un'etichetta all'adolescente per darne una definizione. L'adolescenza, è un periodo della vita in cui si rimette in questione la propria personalità, e allo stesso tempo, anche il mondo che lo circonda. In altre parole, è il periodo in cui si rivedono le strutture mentali precedenti, in cui tutto viene rimesso in discussione. Per questo, si è sempre detto che è un periodo critico, dal momento che dà una potenziale fragilità e pericolo all'evoluzione della persona. Ma allo stesso tempo, questo è anche il momento in cui tutto può essere recuperato, in cui esiste una rivalutazione per un sano processo evolutivo, quindi una potenziale positiva.
I giovani, all'uscita dall'infanzia, sono portati a porsi degli interrogativi sul mondo, sui problemi, sulla realtà di loro stessi e sulla loro trasformazione. Per conoscere meglio se stessi, devono conoscere la società di cui si preparano a far parte, per cui tutto ciò che ancora ignorano, gli attrae irresistibilmente. Molti, a confronto di tali incognite, si sentono privati della loro sicurezza , fino ad allora avuta dalla tutela dei genitori, anche se poco sopportata. L'adolescente, dunque, ha bisogno dell'adulto, così come ha bisogno di protestare contro di lui per affermarsi. Egli tuttavia, deve sentire che i suoi genitori, lo amano così come è, e come vuole diventare, ed è proprio attraverso l'indignazione che manifesta, che cerca la prova del loro amore. Il termine stesso di obbedienza, basta a farlo irritare, perchè viene considerata cosa da bambini, invece loro sono ben altro. In questo periodo inquieto, è quindi indispensabile la fermezza dei genitori, senza peraltro far sì che i giovani vi possano trovare delle ostilità nei loro confronti. Ciò che l'adolescente vuole, è di sentirsi al pari degli adulti, sentendosi capace di prendere da solo le decisioni che fino ad allora spettavano ai suoi genitori. In verità, tale evoluzione è normale, ed è ciò che ci si augura per loro, ma questa indipendenza potrà compiersi quando, esso sarà in grado di poter supporre il rischio di un qualche problema, saprà valutare, perfino limitarsi. La libertà, non è un regalo, ma è una conquista. Solo quando il giovane non dovrà più affermare la sua indipendenza dagli adulti, potrà viverla come una naturale conseguenza dell'età in cui è giunto. Finchè avrà bisogno di nascondersi, di disobbedire, per una specie di contraddizione per potersi affermare, finchè si sentirà in grado di fare tutto, in una specie di abuso della libertà, correrà il rischio di incorrere verso una dissolutezza senza morale, verso l'ingovernabilità e disordine. E' compito degli adulti limitare gli eccessi di quella falsa libertà, perchè gli adolescenti non cadano facilmente in quelle deviazioni. Non ci si può aspettare che un ragazzo adotti da solo certi comportamenti, i genitori hanno non solo il diritto, ma anche il dovere di non sopportare che esso possa mancarvi. Troppa indulgenza non rende nessun benessere al figlio, perchè incoraggiare o tollerare certi atteggiamenti potrà solo sminuire la loro autorità e distoglierli dai valori essenziali. Ma ci sono alcune cose, che non si possono chiedere ad un adolescente, anche se spesso i genitori sono tentati di farlo. Molti genitori ad esempio, danno troppa importanza al successo negli studi, e sottovalutano tutto il restante comportamento del ragazzo. Ci sono dei genitori, che fin dalla nascita del loro bambino, hanno già scelto per lui un avvenire ben preciso. Possono vedervi il loro naturale successore, pensando di tramandargli ciò che sono riusciti a costruirsi in ambito lavorativo. Così un medico sognerà di vedere il figlio laureato in medicina, per poterlo inserire nel proprio studio medico o di aiutarlo a farsi conoscere in quell'ambiente. Lo stesso vale per qualsiasi altra attività in cui il genitore sia riuscito a ottenere una posizione di prestigio, senza chiedersi quali siano i sogni del figlio, cosa voglia in realtà. In altri casi, vogliono ad ogni costo, fare del loro figlio una persona di successo, orientandoli verso scuole o professioni senza tener conto delle loro effettive capacità o di ciò che desiderano per loro stessi, creando così degli adolescenti, che possono sentirsi inadeguati, non osando accontentarsi di una condizione di normalità. Non si può pretendere che il proprio figlio ottenga un successo ad ogni costo, per sentirsi in parte riscattati dai loro fallimenti, obbligandoli a percorrere una strada che magari loro stessi avrebbero voluto percorrere, ma che per qualche ragione non hanno potuto intraprendere. Non sta a loro di vendicare non si sa bene quali oppressioni o insuccessi dei loro genitori. Così come è sbagliato, credere di guadagnare qualcosa nel conoscere i segreti del ragazzo, quindi, anche se siete tentati, cari genitori, non leggete i diari dei vostri figli, se non sono loro stessi a permettervi di farlo. Non si tratta di sapere, ma di insegnare e far sapere, che non è la stessa cosa. Piuttosto si deve rispondere ai loro quesiti, senza esigere confidenze, che forse verranno da sole, se essi vorranno.
Alcuni ragazzi, possono trovare conforto nella solitudine, nei silenzi, nei quali si rifugiano, per far chirezza sui loro nuovi sentimenti, spesso confusi, che l'adolescente prova nei confronti del prossimo, che possono essere di affinità o di repulsione. A volte vorrebbe parlare, ha qualcosa da dire, ma l'adulto lo ignora, non lo prende sul serio, così nasce un incomprensione che spesso sfocia nel silenzio. A grandi linee comunque, anche i silenzi fanno parte della sua evoluzione, perchè questo è il momento in cui cerca di orientarsi sul mondo esterno, e deve arricchirsi interiormente. Non appena sarà il momento, riprenderà i contatti familiari o sociali. L'adolescenza, è anche il momento delle amicizie di gioventù, in cui si cerca nell'altro più qualcuno che sia predisposto all'ascolto, un compagno, che un vero e proprio interlocutore. Ma questo, è anche il momento delle "bande" dove si pensa che la quantità, sia più importante della qualità, perchè ci si illude di sentirci più forti, protetti, con tutti gli eccessi che essa comporta. Altri sono più interessati all'esperienza, e facilmente diventano fedeli discepoli di adulti privilegiati, con il rischio di seguire cattivi pastori. In ogni caso, questo è il momento in cui si cerca un modello da seguire per poter sviluppare la crescita dell'individuo, in cui c'è bisogno di stimoli positivi. Ma, come si può pensare che i giovani, riescano a trovare una loro compiutezza, quando, la società sembra incapace di offrire valori morali e modelli necessari alla maturazione, dal momento che essa stessa è inadeguata. Proprio quando la loro sete di autonomia si fa più acuta, la società li priva degli strumenti necessari al loro appagamento. Poi ci si meraviglia che i giovani prolungano le loro esitazioni di scelta o esasperano le manifestazioni della loro originalità giovanile. C'è da temere che molti giovani, sempre più immaturi, in una società che diverrà sempre più cosciente della sua incompiutezza, non riescano a trovare nuove ragioni per evolversi. In conclusione, non si deve dimenticare che durante tutti gli stadi dello sviluppo, quindi anche e sopratutto l'adolescenza, si plasma e si costruisce l'avvenire della vita di ciascun individuo. Dalla loro educazione, dai valori che la società intera e non solo la famiglia, sarà riuscita a trasmettere, dalle discipline essenziali e dalle prospettive future, potranno fiorire adulti intellettualmente, affettivamente, e socialmente responsabili.
I giovani, all'uscita dall'infanzia, sono portati a porsi degli interrogativi sul mondo, sui problemi, sulla realtà di loro stessi e sulla loro trasformazione. Per conoscere meglio se stessi, devono conoscere la società di cui si preparano a far parte, per cui tutto ciò che ancora ignorano, gli attrae irresistibilmente. Molti, a confronto di tali incognite, si sentono privati della loro sicurezza , fino ad allora avuta dalla tutela dei genitori, anche se poco sopportata. L'adolescente, dunque, ha bisogno dell'adulto, così come ha bisogno di protestare contro di lui per affermarsi. Egli tuttavia, deve sentire che i suoi genitori, lo amano così come è, e come vuole diventare, ed è proprio attraverso l'indignazione che manifesta, che cerca la prova del loro amore. Il termine stesso di obbedienza, basta a farlo irritare, perchè viene considerata cosa da bambini, invece loro sono ben altro. In questo periodo inquieto, è quindi indispensabile la fermezza dei genitori, senza peraltro far sì che i giovani vi possano trovare delle ostilità nei loro confronti. Ciò che l'adolescente vuole, è di sentirsi al pari degli adulti, sentendosi capace di prendere da solo le decisioni che fino ad allora spettavano ai suoi genitori. In verità, tale evoluzione è normale, ed è ciò che ci si augura per loro, ma questa indipendenza potrà compiersi quando, esso sarà in grado di poter supporre il rischio di un qualche problema, saprà valutare, perfino limitarsi. La libertà, non è un regalo, ma è una conquista. Solo quando il giovane non dovrà più affermare la sua indipendenza dagli adulti, potrà viverla come una naturale conseguenza dell'età in cui è giunto. Finchè avrà bisogno di nascondersi, di disobbedire, per una specie di contraddizione per potersi affermare, finchè si sentirà in grado di fare tutto, in una specie di abuso della libertà, correrà il rischio di incorrere verso una dissolutezza senza morale, verso l'ingovernabilità e disordine. E' compito degli adulti limitare gli eccessi di quella falsa libertà, perchè gli adolescenti non cadano facilmente in quelle deviazioni. Non ci si può aspettare che un ragazzo adotti da solo certi comportamenti, i genitori hanno non solo il diritto, ma anche il dovere di non sopportare che esso possa mancarvi. Troppa indulgenza non rende nessun benessere al figlio, perchè incoraggiare o tollerare certi atteggiamenti potrà solo sminuire la loro autorità e distoglierli dai valori essenziali. Ma ci sono alcune cose, che non si possono chiedere ad un adolescente, anche se spesso i genitori sono tentati di farlo. Molti genitori ad esempio, danno troppa importanza al successo negli studi, e sottovalutano tutto il restante comportamento del ragazzo. Ci sono dei genitori, che fin dalla nascita del loro bambino, hanno già scelto per lui un avvenire ben preciso. Possono vedervi il loro naturale successore, pensando di tramandargli ciò che sono riusciti a costruirsi in ambito lavorativo. Così un medico sognerà di vedere il figlio laureato in medicina, per poterlo inserire nel proprio studio medico o di aiutarlo a farsi conoscere in quell'ambiente. Lo stesso vale per qualsiasi altra attività in cui il genitore sia riuscito a ottenere una posizione di prestigio, senza chiedersi quali siano i sogni del figlio, cosa voglia in realtà. In altri casi, vogliono ad ogni costo, fare del loro figlio una persona di successo, orientandoli verso scuole o professioni senza tener conto delle loro effettive capacità o di ciò che desiderano per loro stessi, creando così degli adolescenti, che possono sentirsi inadeguati, non osando accontentarsi di una condizione di normalità. Non si può pretendere che il proprio figlio ottenga un successo ad ogni costo, per sentirsi in parte riscattati dai loro fallimenti, obbligandoli a percorrere una strada che magari loro stessi avrebbero voluto percorrere, ma che per qualche ragione non hanno potuto intraprendere. Non sta a loro di vendicare non si sa bene quali oppressioni o insuccessi dei loro genitori. Così come è sbagliato, credere di guadagnare qualcosa nel conoscere i segreti del ragazzo, quindi, anche se siete tentati, cari genitori, non leggete i diari dei vostri figli, se non sono loro stessi a permettervi di farlo. Non si tratta di sapere, ma di insegnare e far sapere, che non è la stessa cosa. Piuttosto si deve rispondere ai loro quesiti, senza esigere confidenze, che forse verranno da sole, se essi vorranno.
Alcuni ragazzi, possono trovare conforto nella solitudine, nei silenzi, nei quali si rifugiano, per far chirezza sui loro nuovi sentimenti, spesso confusi, che l'adolescente prova nei confronti del prossimo, che possono essere di affinità o di repulsione. A volte vorrebbe parlare, ha qualcosa da dire, ma l'adulto lo ignora, non lo prende sul serio, così nasce un incomprensione che spesso sfocia nel silenzio. A grandi linee comunque, anche i silenzi fanno parte della sua evoluzione, perchè questo è il momento in cui cerca di orientarsi sul mondo esterno, e deve arricchirsi interiormente. Non appena sarà il momento, riprenderà i contatti familiari o sociali. L'adolescenza, è anche il momento delle amicizie di gioventù, in cui si cerca nell'altro più qualcuno che sia predisposto all'ascolto, un compagno, che un vero e proprio interlocutore. Ma questo, è anche il momento delle "bande" dove si pensa che la quantità, sia più importante della qualità, perchè ci si illude di sentirci più forti, protetti, con tutti gli eccessi che essa comporta. Altri sono più interessati all'esperienza, e facilmente diventano fedeli discepoli di adulti privilegiati, con il rischio di seguire cattivi pastori. In ogni caso, questo è il momento in cui si cerca un modello da seguire per poter sviluppare la crescita dell'individuo, in cui c'è bisogno di stimoli positivi. Ma, come si può pensare che i giovani, riescano a trovare una loro compiutezza, quando, la società sembra incapace di offrire valori morali e modelli necessari alla maturazione, dal momento che essa stessa è inadeguata. Proprio quando la loro sete di autonomia si fa più acuta, la società li priva degli strumenti necessari al loro appagamento. Poi ci si meraviglia che i giovani prolungano le loro esitazioni di scelta o esasperano le manifestazioni della loro originalità giovanile. C'è da temere che molti giovani, sempre più immaturi, in una società che diverrà sempre più cosciente della sua incompiutezza, non riescano a trovare nuove ragioni per evolversi. In conclusione, non si deve dimenticare che durante tutti gli stadi dello sviluppo, quindi anche e sopratutto l'adolescenza, si plasma e si costruisce l'avvenire della vita di ciascun individuo. Dalla loro educazione, dai valori che la società intera e non solo la famiglia, sarà riuscita a trasmettere, dalle discipline essenziali e dalle prospettive future, potranno fiorire adulti intellettualmente, affettivamente, e socialmente responsabili.
novembre 03, 2013
Informazione
Non sono molti gli italiani che oltre a guardare il tg, guardano programmi di attualità e leggono, però esistono anche quelli che vogliono approfondire, forse oggi più di ieri. Non sono nemmeno molti i programmi che vanno incontro alle esigenze del pubblico, programmi in cui ci sia un clima partecipativo che coinvolge la società civile pensante, così come è poca anche la carta stampata in cui si respiri davvero aria di libertà di espressione. La maggior parte dei programmi, che parlano di attualità o di politica, sembrano creati più per far propaganda a questo o quel partito, a creare colpi di scena per intrattenere il pubblico, o a far vedere la bravura del conduttore, se di bravura si tratta,che si gongola davanti la telecamera, come se fosse l'attrazione principale del programma, interrompendo anche gli ospiti che invita, senza nemmeno fargli finire di parlare. Se questa è informazione.
Esiste invece una fascia di popolazione, sempre più ampia, che non si accontenta delle verità formali, ma è alla ricerca di informazioni, di mezzi di comunicazione, ove ci sia qualcuno che fa inchieste o parla di argomenti di pubblica utilità, in cui si infrangono l'incanto della realtà apparente. Troppo spesso coloro che hanno avuto l'ardire di occuparsi di certi argomenti in tali termini, sono stati colpevolizzati o emarginati, perchè troppo scomodi. Se non si vogliono conformare...
Invece ce ne vorrebbero molti di più, di programmi in cui ci sia libertà di espressione, dove poter ragionare con tante teste diverse in un pubblico dibattito, invece che con sondaggi superficiali che non servono a niente e non possono essere veritieri, e ci vorrebbe anche molta più gente che non cerca gloria fine a se stessa, ma che svolge un servizio di pubblica utilità, ove i soldi non siano un fine,ma un mezzo, perchè l'opinione di un qualsiasi cittadino possa essere ascoltata da coloro che fanno le riforme.
Esiste invece una fascia di popolazione, sempre più ampia, che non si accontenta delle verità formali, ma è alla ricerca di informazioni, di mezzi di comunicazione, ove ci sia qualcuno che fa inchieste o parla di argomenti di pubblica utilità, in cui si infrangono l'incanto della realtà apparente. Troppo spesso coloro che hanno avuto l'ardire di occuparsi di certi argomenti in tali termini, sono stati colpevolizzati o emarginati, perchè troppo scomodi. Se non si vogliono conformare...
Invece ce ne vorrebbero molti di più, di programmi in cui ci sia libertà di espressione, dove poter ragionare con tante teste diverse in un pubblico dibattito, invece che con sondaggi superficiali che non servono a niente e non possono essere veritieri, e ci vorrebbe anche molta più gente che non cerca gloria fine a se stessa, ma che svolge un servizio di pubblica utilità, ove i soldi non siano un fine,ma un mezzo, perchè l'opinione di un qualsiasi cittadino possa essere ascoltata da coloro che fanno le riforme.
novembre 01, 2013
Una grande illusione
Ho sempre cercato il modo per poter esprimere il mio spirito creativo, anche se non ho mai pensato di essere un talento, o di poter aspirare a chissà quale riconoscimento. L'ho sempre fatto solo perchè sentivo in me questa esigenza. Così ho provato varie forme di espressione artistica, tra cui la scrittura.
Circa due anni fa, mi sono ritrovata a scrivere un libro. All'inizio erano solo parole, poi mano a mano che scrivevo, sono diventate frasi, a quelle frasi se ne sono aggiunte altre, e all'improvviso mi sono accorta che qualcosa, stava nascendo. Ecco come è nato il mio libro.
Non avevo nemmeno mai pensato di provare a sottoporlo a qualche editore, poi per caso lessi di una selezione letteraria su un sito, a cui potevano partecipare gli esordienti. Mi sono detta, perchè no, meglio che lasciarlo in un cassetto. Ho provato, senza aspettarmi nulla.
Da lì a due mesi, mi sono vista recapitare a casa un plico con tanto di intestazione del gruppo editoriale, al quale avevo sottoposto il mio manoscritto. La prima cosa che ho pensato, era che se si erano scomodati a mandarmelo, voleva dire che avevo ottenuto una risposta positiva. Con entusiasmo, mi accingo ad aprire la pesante busta e tra le altre cose, trovo una lettera allegata, che attira la mia attenzione.
Meraviglia delle meraviglie, il gruppo editoriale era stato ben impressionato dalla Mia Opera e la definiva pronta per essere pubblicata.
Non ci potevo credere.
Per tre secondi, ho pensato che potevo realizzare un sogno, vedere pubblicato il mio racconto.
Per tre secondi, sono stata orgogliosa di me stessa.
Per tre secondi, ho pensato che anche se nessuno dei miei familiari si era mai preso la briga di leggerlo, qualcun altro abituato a leggere milioni di scritti, aveva trovato interessante anche il mio racconto.
Tutto questo è durato però solo tre secondi, o forse qualcosa di meno o di più, non sono stata a cronometrare, insomma è durato poco. Poi il mio sguardo si è spostato in basso, in fondo alla pagina, dove c'era scritto che l'accordo di edizione prevedeva che acquistassi un quantitativo di copie, alla modica cifra di € 2.780,00. C O S A ?
A parte il fatto, che le mie modeste finanze non mi permetterebbero di poter investire una cifra così cospicua, nemmeno se fossi più che certa di aver scritto un capolavoro, ma nella mia ignoranza, non sapevo nemmeno che un editore potesse chiedere all'autore di finanziare il lavoro di stampa, e come dicono loro di promozione dell'opera. Ora, io non sono un'esperta, però qualche dubbio mi è venuto, così ho cercato di informarmi.
Le informazione le ho trovate, eccome se le ho trovate.
Se qualcuno di voi, aspiranti scrittori, siete come me, diciamo un pò inesperti, vi consiglierei di andare a vedere questo sito, prima di firmare un qualsiasi contratto che vi venga proposto, da una qualsiasi delle tante case editrici, più o meno famose.
http://scrittorincausa.blogspot.it/2011/11/lautore-esordiente.html
Quello che mi resta, è almeno la soddisfazione di sapere che qualcuno ha trovato il mio racconto, degno di essere almeno preso in considerazione, oltre quei famosi tre secondi in cui ho creduto di poter realizzare un sogno.Comunque ciò non mi farà smettere di scrivere, questa è una cosa mia e nessuno potrà portarmela via.
Circa due anni fa, mi sono ritrovata a scrivere un libro. All'inizio erano solo parole, poi mano a mano che scrivevo, sono diventate frasi, a quelle frasi se ne sono aggiunte altre, e all'improvviso mi sono accorta che qualcosa, stava nascendo. Ecco come è nato il mio libro.
Non avevo nemmeno mai pensato di provare a sottoporlo a qualche editore, poi per caso lessi di una selezione letteraria su un sito, a cui potevano partecipare gli esordienti. Mi sono detta, perchè no, meglio che lasciarlo in un cassetto. Ho provato, senza aspettarmi nulla.
Da lì a due mesi, mi sono vista recapitare a casa un plico con tanto di intestazione del gruppo editoriale, al quale avevo sottoposto il mio manoscritto. La prima cosa che ho pensato, era che se si erano scomodati a mandarmelo, voleva dire che avevo ottenuto una risposta positiva. Con entusiasmo, mi accingo ad aprire la pesante busta e tra le altre cose, trovo una lettera allegata, che attira la mia attenzione.
Meraviglia delle meraviglie, il gruppo editoriale era stato ben impressionato dalla Mia Opera e la definiva pronta per essere pubblicata.
Non ci potevo credere.
Per tre secondi, ho pensato che potevo realizzare un sogno, vedere pubblicato il mio racconto.
Per tre secondi, sono stata orgogliosa di me stessa.
Per tre secondi, ho pensato che anche se nessuno dei miei familiari si era mai preso la briga di leggerlo, qualcun altro abituato a leggere milioni di scritti, aveva trovato interessante anche il mio racconto.
Tutto questo è durato però solo tre secondi, o forse qualcosa di meno o di più, non sono stata a cronometrare, insomma è durato poco. Poi il mio sguardo si è spostato in basso, in fondo alla pagina, dove c'era scritto che l'accordo di edizione prevedeva che acquistassi un quantitativo di copie, alla modica cifra di € 2.780,00. C O S A ?
A parte il fatto, che le mie modeste finanze non mi permetterebbero di poter investire una cifra così cospicua, nemmeno se fossi più che certa di aver scritto un capolavoro, ma nella mia ignoranza, non sapevo nemmeno che un editore potesse chiedere all'autore di finanziare il lavoro di stampa, e come dicono loro di promozione dell'opera. Ora, io non sono un'esperta, però qualche dubbio mi è venuto, così ho cercato di informarmi.
Le informazione le ho trovate, eccome se le ho trovate.
Se qualcuno di voi, aspiranti scrittori, siete come me, diciamo un pò inesperti, vi consiglierei di andare a vedere questo sito, prima di firmare un qualsiasi contratto che vi venga proposto, da una qualsiasi delle tante case editrici, più o meno famose.
http://scrittorincausa.blogspot.it/2011/11/lautore-esordiente.html
Quello che mi resta, è almeno la soddisfazione di sapere che qualcuno ha trovato il mio racconto, degno di essere almeno preso in considerazione, oltre quei famosi tre secondi in cui ho creduto di poter realizzare un sogno.Comunque ciò non mi farà smettere di scrivere, questa è una cosa mia e nessuno potrà portarmela via.
ottobre 31, 2013
Halloween
Negli Stati Uniti, la notte del 31 ottobre, vigilia di Ognissanti, ci si mette in maschera travestendosi da folletti, streghe, fantasmi e scheletri. Le zucche vengono sagomate a forma di faccia, nascondendovi poi una candela all'interno. Quella è la Lanterna di Jack, la cui origine, pare risalga ad un uomo chiamato Jack, che visse in Irlanda tanto tempo fa, e che vagava sulla terra sempre con una lanterna. Questa festa, è un usanza tipicamente Americana, poichè la gente un tempo credeva che i fantasmi vagassero sulla terra proprio la notte di Ognissanti. Ciò che per gli Americani ha radici ancorate a una credenza popolare, per noi Italiani, non ha nessun significato, se non quello puramente consumistico. Trovo che questa mania di copiare tutto ciò che viene dalla America, non sia sempre giusta. Ogni Nazione, Paese, ha le sue tradizioni, usanze e credenze, ed il bello è proprio questo, che ognuno possa tramandare le proprie. Che io mi ricordi, in Italia non abbiamo sempre festeggiato la notte di Halloween, adesso sembra che ogni occasione sia buona per far festa. E' la politica consumistica che crea nella gente il bisogno, proprio per spingerla a spendere i suoi soldi, qualora ci fossero, indirizzandoli verso beni di consumo invece di investirgli in qualcosa di più utile.
Che vi devo dire, buon Halloween.
Che vi devo dire, buon Halloween.
ottobre 23, 2013
Carattere
Molto spesso si confonde il carattere delle persone con il loro temperamento, invece sono due cose diverse.
In ognuno di noi c'è una parte che potremmo definire, la nostra natura, il nostro modo di essere, quello è il temperamento o indole, che non ha nulla a che vedere con il nostro carattere. Essere più o meno emotivi, più o meno attivi, è come essere bassi o alti, è quella parte di eredità, che non si può cambiare, perchè fa parte di noi. Non si può imporre a chi per natura è irrequieto, di restare seduto a leggere un libro, troverà più normale dedicarsi ad attività in cui gli si forniscono le occasioni di scaricarsi, così per coloro che hanno un temperamento più calmo e pacato, sarà più naturale svolgere attività consone alla loro indole. Non si può rimproverare a nessuno il suo modo di essere, vedervi un difetto, perchè quella è la sua natura e non si può cambiare. Ne consegue che non si può esigere da tutti le stesse cose, ognuno di noi ha le proprie risorse e capirne la personalità, equivale a utilizzare al meglio le potenzialità di ognuno. Il carattere invece, si inizia a formare fin dall'infanzia, attraverso gli atteggiamenti e gli atti di coloro che ci troviamo intorno. Il buono o cattivo carattere, le qualità e i difetti, sono quindi per la maggior parte derivanti dalla condotta usata nei nostri confronti fin dalla nostra nascita. Però il carattere, a differenza del temperamento, si trasforma continuamente, si sviluppa nell'affrontare gli avvenimenti che via via, si presentano nel corso della nostra vita.
Così, una persona che ha un cattivo carattere, può migliorarlo, ma allo stesso modo, chi ha un buon carattere, durante il corso della sua vita, può incontrare delle persone o fare esperienze che potrebbero influenzare proprio quel lato, anche in maniera negativa. In ogni modo, non si può far diventare le colpe altri, una scusa dietro la quale nascondersi a vita, per giustificare il cattivo carattere, noi stessi se lo vogliamo, possiamo modificarlo, non appena si inizia a vivere non solo per noi stessi, ma anche per il prossimo, quando si riesce a dare un senso alla nostra vita.
Tutto questo, non si può apprendere a parole o con consigli, ma solo se si reagisce a ogni avvenimento, vivendo l'esistenza quotidiana.
In ognuno di noi c'è una parte che potremmo definire, la nostra natura, il nostro modo di essere, quello è il temperamento o indole, che non ha nulla a che vedere con il nostro carattere. Essere più o meno emotivi, più o meno attivi, è come essere bassi o alti, è quella parte di eredità, che non si può cambiare, perchè fa parte di noi. Non si può imporre a chi per natura è irrequieto, di restare seduto a leggere un libro, troverà più normale dedicarsi ad attività in cui gli si forniscono le occasioni di scaricarsi, così per coloro che hanno un temperamento più calmo e pacato, sarà più naturale svolgere attività consone alla loro indole. Non si può rimproverare a nessuno il suo modo di essere, vedervi un difetto, perchè quella è la sua natura e non si può cambiare. Ne consegue che non si può esigere da tutti le stesse cose, ognuno di noi ha le proprie risorse e capirne la personalità, equivale a utilizzare al meglio le potenzialità di ognuno. Il carattere invece, si inizia a formare fin dall'infanzia, attraverso gli atteggiamenti e gli atti di coloro che ci troviamo intorno. Il buono o cattivo carattere, le qualità e i difetti, sono quindi per la maggior parte derivanti dalla condotta usata nei nostri confronti fin dalla nostra nascita. Però il carattere, a differenza del temperamento, si trasforma continuamente, si sviluppa nell'affrontare gli avvenimenti che via via, si presentano nel corso della nostra vita.
Così, una persona che ha un cattivo carattere, può migliorarlo, ma allo stesso modo, chi ha un buon carattere, durante il corso della sua vita, può incontrare delle persone o fare esperienze che potrebbero influenzare proprio quel lato, anche in maniera negativa. In ogni modo, non si può far diventare le colpe altri, una scusa dietro la quale nascondersi a vita, per giustificare il cattivo carattere, noi stessi se lo vogliamo, possiamo modificarlo, non appena si inizia a vivere non solo per noi stessi, ma anche per il prossimo, quando si riesce a dare un senso alla nostra vita.
Tutto questo, non si può apprendere a parole o con consigli, ma solo se si reagisce a ogni avvenimento, vivendo l'esistenza quotidiana.
ottobre 15, 2013
Dietro il sorriso l'orrore
Spesso si dice che il nostro Paese non è un Paese per giovani, per le motivazioni che tutti noi conosciamo.
A questo, io aggiungerei che non è nemmeno un Paese per vecchi, dal momento che lo Stato poco si occupa della loro sorte. Sono numerosi i Paesi nei quali, la proporzione degli anziani si accresce, e data l'estensione del fenomeno, sarebbe bene occuparsi anche del loro destino.
A dispetto, di quei pur sempre troppi pensionati d'oro, con i loro diritti acquisiti, che poi non sono nemmeno diritti ma privilegi, e per tale motivo andrebbero ridimensionati, sono molti gli anziani costretti a campare con una misera pensione, senza o con figli che comunque non possono aiutarli, dovendo già badare a loro stessi, nella precarietà in cui ci troviamo. Nella già difficile situazione, le cose si vengono a complicare, quando il declino delle qualità fisiche e/o psichiche, rendono l'anziano non più autosufficiente. Nei casi di grave disabilità, si rende necessaria un' assistenza continua, 24 ore su 24, così spesso non rimane che rivolgersi verso strutture adeguate. Il percorso assistenziale socio sanitario, che potrebbe indirizzarci verso le case di riposo, case famiglia, o centro anziani che dir si voglia, con contributo da parte dello Stato, ha i suoi tempi che spesso non coincidono con le nostre urgenze e, nonostante il contributo, con costi che non sono alla portata di tutti. Esistono anche strutture private, le famose non convenzionate, che sicuramente abbreviano i tempi di attesa per l'inserimento, con costi che possono variare a seconda dei servizi, ma che troppo spesso non giustificano il prezzo elevato.Quello su cui voglio porre l'accento, è a cosa si va incontro, quando il modesto budget, che se vogliamo non è nemmeno poi così modesto, costringe l'anziano ed i suoi familiari a rivolgersi verso strutture che apparentemente, sembra non vengano meno ai servizi basilari, ma che invece, nella migliore delle ipotesi potremmo paragonare a delle carceri, e nella peggiore a dei lager nazisti. Quando si chiude la porta ai visitatori e parenti, ai quali viene data un'immagine rosea della situazione, quello che succede là dentro, è inconcepibile. Gli anziani, oltre a non essere adeguatamente alimentati, non ricevono nemmeno le cure che dovrebbero, ne viene trascurata l'igiene personale, nascondendo il tutto con una parvenza esteriore,vengono lasciati per ore e ore seduti su una poltrona senza che nessuno si preoccupi di aiutarli a muoversi un pò, con il rischio così di finire atrofizzati, senza nessuno con cui parlare e la men che minima distrazione, se non quella data da un televisore comune, di cui la maggior parte, dato il deficit uditivo dovuto all'età, non riesce nemmeno a intuirne il suono, tenuto basso per non disturbare la quiete degli operatori. In certi luoghi, l'unica cosa da fare, è aspettare che arrivi la fine, specialmente se si trovano a che fare con certa gente di pochi scrupoli, che invece di mettere l'anziano e i suoi bisogni al centro dell'attenzione, trattandolo con rispetto, lo ignorano o peggio ancora, lo maltrattano, approfittandosi proprio della sua condizione di fragilità. E' un pò come ti considerassero già defunto, senza più la dignità di persona.
Vi assicuro, che a dispetto del nome di certe strutture, c'è ben poco da sorridere.
Il peggio è, che spesso molti anziani hanno ancora le loro facoltà mentali e possono rendersi conto di tutto ciò che sono costretti a subire, ma se tentano di protestare, è ancora peggio. Per nascondere le loro malefatte, quella gente priva di scrupoli, tenta di screditare l'anziano di fronte ai familiari, facendolo passare per rincoglionito, e rendendolo meno reattivo con psicofarmaci che nessuno li ha autorizzati a somministrare.
E si deve pure pagare per avere un simile trattamento. Certa gente si meriterebbe di ricevere lo stesso tipo di trattamento, forse allora si renderebbero conto del male che hanno fatto. Se degli altri non importa niente a nessuno, allora chiedetevi, è questo ciò che ognuno di noi vorrebbe per i propri cari e per se stesso ? Io dico di no. Difficile intuire a prima vista, da parte degli anziani e dei loro familiari,cosa si nasconde dietro certe realtà, se non quando sei costretto a viverle. Allora io mi chiedo, perchè nessuna autorità controlla certi posti visto che svolgono un servizio di pubblica utilità, perchè vengono date certe autorizzazioni senza prima accertarsi della validità dell'individuo a cui sono destinate, perchè non vengono controllate le strutture in cui sono presenti barriere architettoniche non adatte a chi ha problemi di disabilità. Dov'è lo Stato, chi è che può tutelarci ? Inconcepibile che ci sia un tale disinteresse per quella fascia di popolazione, che data la sua fragilità, avrebbe bisogno di maggior attenzione, posti e personale adeguato, e più contributi da parte dello Stato, invece di gravare sulle famiglie, già così provate dalla precarietà del lavoro. Certo, per sopperire a tutti i vostri sbagli, e mi rivolgo allo Stato,e chiunque ne faccia parte, non avete trovato niente di meglio da fare che tagliare le spese sanitarie, quelle sui medicinali e aumentare le tasse, invece di eliminare davvero gli sprechi, così alcune situazioni già disastrate, come possono sperare di risollevarsi. Vergogna!
A questo, io aggiungerei che non è nemmeno un Paese per vecchi, dal momento che lo Stato poco si occupa della loro sorte. Sono numerosi i Paesi nei quali, la proporzione degli anziani si accresce, e data l'estensione del fenomeno, sarebbe bene occuparsi anche del loro destino.
A dispetto, di quei pur sempre troppi pensionati d'oro, con i loro diritti acquisiti, che poi non sono nemmeno diritti ma privilegi, e per tale motivo andrebbero ridimensionati, sono molti gli anziani costretti a campare con una misera pensione, senza o con figli che comunque non possono aiutarli, dovendo già badare a loro stessi, nella precarietà in cui ci troviamo. Nella già difficile situazione, le cose si vengono a complicare, quando il declino delle qualità fisiche e/o psichiche, rendono l'anziano non più autosufficiente. Nei casi di grave disabilità, si rende necessaria un' assistenza continua, 24 ore su 24, così spesso non rimane che rivolgersi verso strutture adeguate. Il percorso assistenziale socio sanitario, che potrebbe indirizzarci verso le case di riposo, case famiglia, o centro anziani che dir si voglia, con contributo da parte dello Stato, ha i suoi tempi che spesso non coincidono con le nostre urgenze e, nonostante il contributo, con costi che non sono alla portata di tutti. Esistono anche strutture private, le famose non convenzionate, che sicuramente abbreviano i tempi di attesa per l'inserimento, con costi che possono variare a seconda dei servizi, ma che troppo spesso non giustificano il prezzo elevato.Quello su cui voglio porre l'accento, è a cosa si va incontro, quando il modesto budget, che se vogliamo non è nemmeno poi così modesto, costringe l'anziano ed i suoi familiari a rivolgersi verso strutture che apparentemente, sembra non vengano meno ai servizi basilari, ma che invece, nella migliore delle ipotesi potremmo paragonare a delle carceri, e nella peggiore a dei lager nazisti. Quando si chiude la porta ai visitatori e parenti, ai quali viene data un'immagine rosea della situazione, quello che succede là dentro, è inconcepibile. Gli anziani, oltre a non essere adeguatamente alimentati, non ricevono nemmeno le cure che dovrebbero, ne viene trascurata l'igiene personale, nascondendo il tutto con una parvenza esteriore,vengono lasciati per ore e ore seduti su una poltrona senza che nessuno si preoccupi di aiutarli a muoversi un pò, con il rischio così di finire atrofizzati, senza nessuno con cui parlare e la men che minima distrazione, se non quella data da un televisore comune, di cui la maggior parte, dato il deficit uditivo dovuto all'età, non riesce nemmeno a intuirne il suono, tenuto basso per non disturbare la quiete degli operatori. In certi luoghi, l'unica cosa da fare, è aspettare che arrivi la fine, specialmente se si trovano a che fare con certa gente di pochi scrupoli, che invece di mettere l'anziano e i suoi bisogni al centro dell'attenzione, trattandolo con rispetto, lo ignorano o peggio ancora, lo maltrattano, approfittandosi proprio della sua condizione di fragilità. E' un pò come ti considerassero già defunto, senza più la dignità di persona.
Vi assicuro, che a dispetto del nome di certe strutture, c'è ben poco da sorridere.
Il peggio è, che spesso molti anziani hanno ancora le loro facoltà mentali e possono rendersi conto di tutto ciò che sono costretti a subire, ma se tentano di protestare, è ancora peggio. Per nascondere le loro malefatte, quella gente priva di scrupoli, tenta di screditare l'anziano di fronte ai familiari, facendolo passare per rincoglionito, e rendendolo meno reattivo con psicofarmaci che nessuno li ha autorizzati a somministrare.
E si deve pure pagare per avere un simile trattamento. Certa gente si meriterebbe di ricevere lo stesso tipo di trattamento, forse allora si renderebbero conto del male che hanno fatto. Se degli altri non importa niente a nessuno, allora chiedetevi, è questo ciò che ognuno di noi vorrebbe per i propri cari e per se stesso ? Io dico di no. Difficile intuire a prima vista, da parte degli anziani e dei loro familiari,cosa si nasconde dietro certe realtà, se non quando sei costretto a viverle. Allora io mi chiedo, perchè nessuna autorità controlla certi posti visto che svolgono un servizio di pubblica utilità, perchè vengono date certe autorizzazioni senza prima accertarsi della validità dell'individuo a cui sono destinate, perchè non vengono controllate le strutture in cui sono presenti barriere architettoniche non adatte a chi ha problemi di disabilità. Dov'è lo Stato, chi è che può tutelarci ? Inconcepibile che ci sia un tale disinteresse per quella fascia di popolazione, che data la sua fragilità, avrebbe bisogno di maggior attenzione, posti e personale adeguato, e più contributi da parte dello Stato, invece di gravare sulle famiglie, già così provate dalla precarietà del lavoro. Certo, per sopperire a tutti i vostri sbagli, e mi rivolgo allo Stato,e chiunque ne faccia parte, non avete trovato niente di meglio da fare che tagliare le spese sanitarie, quelle sui medicinali e aumentare le tasse, invece di eliminare davvero gli sprechi, così alcune situazioni già disastrate, come possono sperare di risollevarsi. Vergogna!
ottobre 07, 2013
Non siamo numeri
Spesso mi sono chiesta, e sono sicura di far parte di una folta schiera, come sia possibile che esistano talmente tante sofferenze, ingiustizie, diritti negati a questo mondo, e che nessuno di quelle Organizzazioni Internazionali, vi abbia ancora posto un freno. L'immane tragedia accaduta vicino alle coste di Lampedusa, è l'ennesima conferma che la vita umana, qualsiasi vita, non ha nessun valore se non può tradursi in denaro, sono più importanti le speculazioni e gli interessi economici delle persone. Chi ha il potere di fare qualcosa, lo deve fare ora, prima che accadano di nuovo altri scempi del genere. Adesso ne parlano tutti, ma tra non molto, quelle notizie verranno rimpiazzate da qualcos'altro e così verranno dimenticati tutti quei volti che hanno un nome, e con loro le famiglie che gli piangono. Presto, diventeranno solo un numero da aggiungere alle molte vittime dell'indifferenza, della politica del denaro, delle strategie speculative. Un essere umano non può essere solo un numero.
Allo stesso modo, sono rimasta sbalordita nell'ascoltare le notizie riguardo ai recenti fatti, accaduti in un Paese che si dice progredito, come gli Stati Uniti. Un Presidente che si batte per ottenere la sanità pubblica, non solo non viene appoggiato, ma addirittura viene intralciato nel suo progetto. Trovo scandaloso, che ai nostri giorni, esistano ancora Paesi in cui vengono rifiutate le cure ai cittadini indigenti. Se a questo, aggiungiamo il fatto, che il popolo Americano, ha un forte senso di orgoglio verso la sua Nazione, e che si sono sempre reputati un Paese all'avanguardia, quasi fosse al di sopra degli altri, trovo sia disonorevole, per la Nazione tutta, un simile comportamento. Non che il nostro di Paese sia un modello a cui fare riferimento, con tutte le pecche della sanità pubblica e le tante cose che vanno riviste e migliorate, ma almeno in questo caso, non siamo arrivati a tanto. Non esistono ideologie politiche o diversi schieramenti o meno che mai gli interessi personali, che possano giustificare un comportamento che non tenga a salvaguardare la salute di ogni essere umano. Ma se proprio c'è bisogno di un motivo per occuparvi delle persone, basterebbe pensare che il peso delle malattie e della fame ostacola lo sviluppo economico. Chi è malato, non può produrre, non ha abbastanza denaro per comprare cibo, non può istruirsi e quindi, malato, affamato e ignorante, non può nemmeno sperare di migliorarsi. Questo deve finire perchè così si crea un circolo vizioso della miseria, in cui la malattia condiziona lo sviluppo economico. Le misure sanitarie, i servizi sociali e l'istruzione non si possono considerare dei sottoprodotti, ma sono la condizione preliminare per il progresso. Il diritto alla vita, il diritto alle cure, alla salute, all'istruzione, non sono negoziabili.
Allo stesso modo, sono rimasta sbalordita nell'ascoltare le notizie riguardo ai recenti fatti, accaduti in un Paese che si dice progredito, come gli Stati Uniti. Un Presidente che si batte per ottenere la sanità pubblica, non solo non viene appoggiato, ma addirittura viene intralciato nel suo progetto. Trovo scandaloso, che ai nostri giorni, esistano ancora Paesi in cui vengono rifiutate le cure ai cittadini indigenti. Se a questo, aggiungiamo il fatto, che il popolo Americano, ha un forte senso di orgoglio verso la sua Nazione, e che si sono sempre reputati un Paese all'avanguardia, quasi fosse al di sopra degli altri, trovo sia disonorevole, per la Nazione tutta, un simile comportamento. Non che il nostro di Paese sia un modello a cui fare riferimento, con tutte le pecche della sanità pubblica e le tante cose che vanno riviste e migliorate, ma almeno in questo caso, non siamo arrivati a tanto. Non esistono ideologie politiche o diversi schieramenti o meno che mai gli interessi personali, che possano giustificare un comportamento che non tenga a salvaguardare la salute di ogni essere umano. Ma se proprio c'è bisogno di un motivo per occuparvi delle persone, basterebbe pensare che il peso delle malattie e della fame ostacola lo sviluppo economico. Chi è malato, non può produrre, non ha abbastanza denaro per comprare cibo, non può istruirsi e quindi, malato, affamato e ignorante, non può nemmeno sperare di migliorarsi. Questo deve finire perchè così si crea un circolo vizioso della miseria, in cui la malattia condiziona lo sviluppo economico. Le misure sanitarie, i servizi sociali e l'istruzione non si possono considerare dei sottoprodotti, ma sono la condizione preliminare per il progresso. Il diritto alla vita, il diritto alle cure, alla salute, all'istruzione, non sono negoziabili.
ottobre 01, 2013
Non si può generalizzare
Qualcuno ieri, mi ha fatto notare che chiunque di noi è bravo a lamentarsi, a dire quello che non funziona, ma non lo è altrettanto, quando c'è da elogiare qualcuno pubblicamente per il suo operato. E' mio parere che nemmeno quello sia poi così esatto. Sia in un caso che nell'altro, potremmo fare di meglio. Anche prima di dire quello che manca, difetta o può essere carente o addirittura errato, in molti casi, faremmo meglio a informarci o ad approfondire la conoscenza in quel campo specifico o sulla persona a cui si fa riferimento. Troppo spesso, si incontra qualcuno che protesta solo per sentito dire, senza nemmeno essersi preso la briga di informarsi ulteriormente o almeno sapere di cosa parla, rischiando di dire cose non precise o di puntare il dito, su quello sbagliato. Della serie, non si può fare di tutta l' erba un fascio. C'è anche da dire, che purtroppo capita di essere esasperati dall'incompetenza di alcuni, da coloro che non sanno darci le giuste informazioni o che ci rimbalzano da un posto all'altro come palloni, prima di arrivare a capire cosa dobbiamo fare, o mille altri inconvenienti che possono capitare, a chi ha a che fare in special modo con la burocrazia.
Troppi sono quelli che nel nostro Paese ricoprono posti non inerenti alle loro capacità, ottenuti solo a son di raccomandazioni. E' proprio in quei casi che si deve far sentire la nostra indignazione. E' anche vero che non tutti quelli che hanno un posto ambito, l'hanno ottenuto solo perchè figli di o raccomandati da qualcuno di importante, ci sono anche quelli, troppo pochi purtroppo, che quel posto lo meritano e magari se lo sono anche sudato. Sono proprio quei troppi non meritevoli che offuscano quei pochi che fanno bene il loro lavoro. Dovremmo imparare a non generalizzare, individuare il responsabile, invece di trovare un qualsiasi capro espiatorio. Se invece incontriamo qualcuno che merita di essere lodato, che si prodiga oltre il suo dovere, esprimiamo palesemente i suoi meriti affinchè possa almeno sentirsi moralmente gratificato. Io voglio dire grazie a tutti quelli che si impegnano oltre il loro compito, che senza alcun obbligo, se non quello che loro stessi vogliono assumersi,con senso di umana responsabilità, si dedicano al prossimo.
Troppi sono quelli che nel nostro Paese ricoprono posti non inerenti alle loro capacità, ottenuti solo a son di raccomandazioni. E' proprio in quei casi che si deve far sentire la nostra indignazione. E' anche vero che non tutti quelli che hanno un posto ambito, l'hanno ottenuto solo perchè figli di o raccomandati da qualcuno di importante, ci sono anche quelli, troppo pochi purtroppo, che quel posto lo meritano e magari se lo sono anche sudato. Sono proprio quei troppi non meritevoli che offuscano quei pochi che fanno bene il loro lavoro. Dovremmo imparare a non generalizzare, individuare il responsabile, invece di trovare un qualsiasi capro espiatorio. Se invece incontriamo qualcuno che merita di essere lodato, che si prodiga oltre il suo dovere, esprimiamo palesemente i suoi meriti affinchè possa almeno sentirsi moralmente gratificato. Io voglio dire grazie a tutti quelli che si impegnano oltre il loro compito, che senza alcun obbligo, se non quello che loro stessi vogliono assumersi,con senso di umana responsabilità, si dedicano al prossimo.
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